Aumentare la copertura vaccinale contro le influenze

Aumentare la copertura vaccinale contro le influenze

Dichiarazione dell’Onorevole Elena Carnevali
Signor Presidente, sottosegretaria Zampa, Governo, cari colleghi e care colleghe, la mozione che presentiamo oggi, che ci apprestiamo a votare e che abbiamo peraltro discusso ieri, affronta un argomento molto cruciale, soprattutto alla luce della pandemia che abbiamo vissuto e che stiamo ancora vivendo: quello della copertura vaccinale relativa all’influenza, una malattia che, voglio ricordarlo qui, purtroppo mediamente fa circa 8 mila vittime nel nostro Paese. Negli ultimi anni, come nel resto del mondo, si è sviluppato, ahimè, uno scetticismo nei confronti delle vaccinazioni legato a numerosi fattori: il primo fra tutti è forse proprio la scomparsa di alcune malattie infettive, che, grazie ai vaccini, circolano molto meno ma che potrebbero fare ritorno se non continuiamo a proseguire nella consapevolezza dell’importanza vaccinale. Ecco, questo scetticismo oggi e questa contrarietà sono posizioni che non hanno più ragione di esistere. Oggi più che mai, anche alla luce di quello che abbiamo appena vissuto, occorre parlare di vaccini, sottolinearne l’importanza che hanno non solo per la protezione dell’individuo ma anche per la protezione della collettività, ed è un’importanza che vale per il legislatore, vale per gli operatori sanitari, vale per i cittadini, vale per chi ha i compiti di organizzare le regioni e le campagne vaccinali. Guardate, oggi mi sta a cuore, in particolare, sottolineare due temi. Il primo è che la vaccinazione è il più grande investimento di salute pubblica che un Paese può fare. Lo abbiamo già ricordato quando abbiamo affrontato il tema delle campagne vaccinali per la popolazione infantile e vale ancora di più oggi. È il miglior modo per prevenire e contrastare la diffusione dell’influenza e noi sappiamo che ciò dà la possibilità non solo di evitare di contrarre la malattia ma di evitare le conseguenze più gravi che questa può generare. Inoltre, siamo in una situazione in cui dobbiamo evitare al meglio l’influenza e le pressioni che si possono esercitare sui presidi sanitari, sulle stesse persone, in particolare anche non solo sui pazienti ma anche sul personale. La vaccinazione, dunque, è sempre, come dire, più importante, è un beneficio per la collettività intera e lo ricordavo anche ieri: mai come oggi è inscindibile il rapporto, soprattutto quando parliamo di malattie infettive, tra l’interesse di una collettività e la protezione dell’individuo. Le vaccinazioni sono considerate, quindi, un diritto per il cittadino e la collettività e non a caso l’OMS le riconosce come un investimento essenziale non solo per un Paese ma per il mondo intero. Oggi, però, abbiamo alcune cose che dobbiamo sottolineare qui: la prima è che acquisire una cultura vaccinale riconosce la necessità di una crescita maggiore e di una consapevolezza, consapevolezza che, registriamo, ancora non è profondamente radicata nel nostro Paese e, guardate, io sono convinta – e lo dico anche per l’esperienza che abbiamo vissuto e per l’esperienza che abbiamo registrato in alcune regioni – che quest’anno sarà molto più sensibile, ci sarà una maggiore richiesta di vaccinazioni e per fortuna e giustamente sarà così. Quindi, quello a cui noi dobbiamo tendere oggi è, da un lato, garantire gli approvvigionamenti. Ieri il Ministro Speranza ha ricordato ancora una volta come abbiamo garantito il 70 per cento in più degli approvvigionamenti rispetto allo scorso anno. Abbiamo protetto, lo scorso anno, 10 milioni di cittadini italiani e quest’anno, quindi, le previsioni si avvicinano ai 17 milioni. Abbiamo garantito nell’accordo Stato-regioni un approvvigionamento alle farmacie. Dobbiamo fare in modo che anche l’industria farmaceutica garantisca le richieste ancora maggiori che potrebbero avvenire. Però, guardate, possiamo anche dirlo e dobbiamo dirlo qui quello che può avvenire, perché dai dati che arrivano dal sistema nazionale di sorveglianza epidemiologica e virologica dell’influenza emerge che, se guardiamo i dati della copertura 2019-2020, noi ci attestiamo sul 54,6 per cento. Spesso, i numeri sono freddi, non danno delle indicazioni ben precise, però, se noi andiamo a vedere i dati regionali, purtroppo, ancora vediamo come quel trend che è al di sotto della media e della media europea – non parlo dell’obiettivo di raggiungere i livelli, anzi, vorremmo raggiungere gli obiettivi che vediamo per esempio in Inghilterra e in altri Paesi -, se guardiamo alcune regioni, faccio un esempio, come la regione Lombardia, la Valle d’Aosta e la Sardegna, non arriviamo nemmeno al 50 per cento della popolazione over sessantacinquenne che è il target maggiore della popolazione a rischio. Quindi, care colleghe e cari colleghi noi siamo ancora molto lontani dal raggiungimento degli obiettivi dell’OMS che individua, tra l’altro, nel 75 per cento la copertura minima e nel 95 per cento la copertura ottimale. Mi permetto anche di sottolineare un altro tema per me particolarmente importante che ho ricordato anche ieri, guardate, in questo Paese è troppo bassa la copertura nel personale sanitario. Qui c’è un tema di carattere deontologico; anche gli ordini professionali devono darci una mano, perché ci sia una consapevolezza che deve partire soprattutto dal personale sanitario, dal personale che opera negli ambienti di cura. Si tratta di percentuali che, guardate, a volte, in alcuni ambienti, non arrivano al 15 per cento e in altri fatichiamo a raggiungere il 30 per cento. Queste cose non possono esistere e, ancor meno, possono esistere nelle condizioni date e, soprattutto, in quell’obiettivo faticoso che stiamo raggiungendo di essere tra i Paesi che, per fortuna, oggi, hanno il miglior tasso in prevalenza rispetto alle infezioni da SARS-CoV-2. Quindi, dobbiamo fare uno sforzo maggiore, uno sforzo maggiore che chiama in causa i medici di medicina generale, i pediatri, tutto il personale sanitario disponibile per poter effettuare le vaccinazioni. Sarà compito, in particolare, e questo l’abbiamo sottolineato anche ieri, soprattutto del Ministero verificare che quella data di inizio, che è tra 20 giorni, all’inizio di ottobre, sia effettivamente in tutte le regioni la data di inizio della campagna vaccinale, perché quella data non è stata scelta a caso e, quindi, dobbiamo fare in modo che ci sia una maggiore vigilanza e garantire che le partenza sia una partenza regolare. Chiudo, naturalmente, nel dichiarare il voto favorevole del Partito Democratico alle mozioni che abbiamo presentato come maggioranza e alle indicazioni che abbiamo ricevuto da parte del Governo sulle altre mozioni, ricordando ancora una volta che, a mio giudizio, anche la condizione di civiltà di un Paese si misura e la cifra sta anche nella necessità e nell’obiettivo del raggiungimento degli obiettivi di copertura vaccinale. Noi abbiamo la possibilità di farlo, abbiamo bisogno quindi di uno sforzo e anche della riconoscenza per tutti coloro che si adopereranno e una richiesta perché tutte le regioni, senza alcuna differenza, riescano a raggiungere quegli obiettivi dell’OMS che già avevamo sottoscritto anche in Conferenza Stato-regioni già l’anno scorso. È un impegno importante e sarà uno sforzo davvero decisivo, ma lo è per il bene della salute pubblica e per la salute, soprattutto, della popolazione più fragile, alla quale non possiamo permetterci di fare pagare un altro prezzo, dopo quello che abbiamo visto durante l’emergenza epidemica.