• Rovigo Venerdì 03 febbraio 201- ore 20,45 – “CHI E PERCHE’ HA UCCISO ALDO MORO”

    Il gruppo PD alla Camera dei Deputati e la Conferenza Regionale delle Donne Democratiche del  Veneto hanno organizzato per venerdì 03 febbraio 2017 alle ore 20,45 presso la Sala della Pescheria Nuova a Rovigo, l’incontro 

     “CHI E PERCHE’ HA UCCISO ALDO MORO”

     con la partecipazione dell’On. Gero Grasso, Vicepresidente del Gruppo PD alla Camera e componente della Commissione d’inchiesta sul caso Moro.

    E’ proprio del 25 gennaio scorso l’approvazione da parte della Camera della Risoluzione a portare avanti da parte del Governo la declassificazione di documenti ancora secretati anche da Stati esteri per arrivare alla conoscenza della verità ancora non del tutto chiarita sul rapimento ed uccisione di Aldo Moro.

    Con Rovigo, l’on. Grassi è al suo 376 esimo incontro con i cittadini sul territorio italiano per dare diffusione del lavoro attento della Commissione e che sta portando alla luce aspetti non conosciuti e spesso volutamente nascosti degli avvenimenti legati al rapimento e alla morte dello Statista DC.

    Saranno presenti alla serata, che sarà coordinata da Raffaela Salmaso Portavoce Regionale delle Democratiche Venete, l’On. Diego Crivellari e il già deputato Gabriele Frigato, che interverranno delineando l’importanza de pensiero e dell’eredità politica lasciati da Aldo Moro.

     “La verità è sempre illuminante e ci aiuta ad essere coraggiosi” – (Aldo Moro)

    Raffaela Salmaso – Portavoce Regionale Democratiche Venete
    Diego Crivellari   Parlamentare PD  

  • LAVORO AI GIOVANI E 10 PASSI IN AVANTI PER I PENSIONATI

    STIENTA 27/01/2017 – Sala gremita a Stienta per l’incontro con il Presidente della Commissione Lavoro della Camera Cesare Damiano. Sul tavolo lavoro, flessibilità in uscita e provvedimenti economici. Crivellari e Dal Zio chiedono un nuovo dialogo tra PD e Sindacato.

    Pensioni 10 passi in avanti. Con la legge di Stabilità abbiamo inserito misure decisamente migliorative frutto del lungo lavoro in Commissione e del confronto con le parti sociali. Molte le novità rilevanti, prime tra tutte la possibilità di flessibilità nel pensionamento e l’anticipo sull’età della pensione di vecchiaia. Ma anche l’ottava salvaguardia per gli esodati, il diritto a pensione “opzione donna” anche per chi ha compiuto 57 anni se dipendente e 58 se autonoma entro il dicembre 2015, la maggiore flessibilità per chi fa lavori gravosi e pesanti e per i lavoratori precoci, il cumulo dei periodi assicurativi gratuito anche per gli iscritti alle Casse dei liberi professionisti e l’ eliminazione definitiva delle penalizzazioni per chi va in pensione dal 2018 e non ha 62 anni.

    Le parole sono del Presidente della Commissione Lavoro alla Camera dei Deputati Cesare Damiano che è intervenuto all’incontro organizzato dal Partito Democratico di Stienta e dal deputato PD Diego Crivellari  dal tema “Lavoro e ripresa economica, una sfida nazionale”. L’occasione, con la sala Rovigatti colma di pubblico segno che il tema tocca da vicino non solo i militanti ma tutti i cittadini, ha lasciato spazio all’on.Damiano per spiegare nel dettaglio l’intera proposta di legge che lo vede primo firmatario: “Si vorrebbe prevedere la possibilità, con 35 anni di contributi, di andare in pensione fino a quattro anni di anticipo, con una decurtazione del 2% all’anno. Inoltre con 41 anni di contributi e con qualsiasi età anagrafica di andare in pensione senza penalizzazioni. Inoltre si chiede la totalizzazione e ricongiunzione non onerosa dei contributi, un monitoraggio dell’Opzione Donna per prevedere un’eventuale proroga e il rifinanziamento del fondo lavori usuranti“.

    Assieme al Presidente della Commissione Lavoro anche il Segretario provinciale della CGIL Fulvio Dal Zio che ha ribadito come sia necessario ristabilire la giusta dialettica e un più serrato confronto tra Partito Democratico e Sindacato. <Il legame tra partito e corpi intermedi – ha sottolineato il parlamentare Diego Crivellari – è necessario proprio e soprattutto in questa fase storico politica. Il panorama internazionale, lo scenario europeo, la situazione economica e il clima politico hanno bisogno della massima condivisione e della massima unità sulle scelte. Il Polesine ancor di più. Dai territori deve salire un forte richiamo alla condivisione tra istituzioni, amministrazioni locali e regionali, parti sociali e classe politica>. Ad introdurre il coordinatore locale Davide Ganzerla che ha voluto sottolineare il triste anniversario del giorno della memoria.

  • Pd veneto, fai autocritica. E opposizione vera a Zaia

    Venezia 25 gennaio 2017 – In una recente lettera aperta inviata ai vertici regionali del suo partito, il consigliere regionale del Partito Democratico, Graziano Azzalin, ha parlato della «necessità di una minore sudditanza del Pd» rispetto al centrodestra del governatore Luca Zaia, puntando l’indice sulle questioni referendum per l’autonomia e banche popolari.

    Un invito chiarissimo all’autocritica, per un partito uscito con le ossa rotta dalle regionali dell’anno scorso, senza una guida (è da mesi senza segretario, dopo le dimissioni di Roger De Menech) e autolesionato da imbarazzanti incidenti come il “viaggio indiano” costato il posto da capogruppo ad Alessandra Moretti (figuraccia su cui Azzalin è stato uno dei più critici, all’interno del gruppo in Regione). «È chiaro – sottolinea il consigliere rodigino (in foto) – che su banche e autonomia si fa fatica a scorgere una posizione combattiva del Pd veneto, che ha avuto un atteggiamento sì di sudditanza nei confronti della maggioranza, ma non solo. È stato debole nei confronti del mondo bancario. Ha pesato l’influenza che questo mondo ha in genere sulla politica. Quanto successo evidenzia il fallimento del sistema veneto e del mito della sua superiorità».

    Sull’autonomia lei ha una posizione molto critica, sostenendo che fare il referendum consultivo significa buttare soldi. Eppure il bisogno di autonomia da Roma è un sentimento molto diffuso e trasversale. Sulla autonomia la questione è un po’ diversa. Da una lato nel Pd è sempre presente una parte che tenta di cavalcare questo tema per ragioni di visibilità politica. Dall’altro il partito più in generale ha stentato a far emergere tutta una serie di argomentazioni valide contro le uscite di Zaia in questo senso. Uno Zaia che non è mai coerente su questo versante. Perché?

    Perché mischia a seconda della platea a cui si rivolge autonomia, indipendenza, secessione. Ben sapendo lui che nessuna di queste tre opzioni è sul tavolo. Ben sapendo che il referendum sulla cosiddetta autonomia altro non è che un mega spot pagato dal contribuente veneto per le prossime elezioni politiche. Un referendum che non ha alcuno sbocco concreto. L’elettorato e l’opinione pubblica, tuttavia, sembrano gradire. Secondo Il Sole 24 Ore Zaia è in cima alle classifiche nazionali di gradimento. Come mai, secondo lei? È abilissimo sul piano della comunicazione. È in grado di occupare qualsiasi interstizio mediatico, specialmente quelli in cui non ha competenze. E poi c’è una opposizione che non morde abbastanza.

    Il Pd è senza segretario regionale da molti mesi. Eppure nessuno sembra accorgersi della sua mancanza. Non è che sia il caso di rifondare l’intera classe dirigente del Pd veneto? Lei che cos’ha da rimproverarsi personalmente? Ma lei è in grado di dirmi chi è il segretario di Fi o della Lega? Ovviamente l’autocritica è una degli atteggiamenti nei quali io credo di più. Come partito si poteva fare di più. E mi piange il cuore quando constato in questo senso i ritardi e le assenze del Partito Democratico. Nel Pd e nel suo documento si parla molto del piano cave della mancata riforma delle Ipab. E del buco della Pedemontana lei che dice? Va ripensata magari nel tracciato e nelle modalità?

    Quanto alle cave direi lo stallo cui assistiamo deriva dal fatto che la politica regionale è inerme di fronte ad una delle lobby più organizzate. Che ci siano degli interessi non è di per sé sbagliato. Ciò che non va è lo squilibrio soverchiante a favore di una parte. Come non vanno bene gli accordi che non sono alla luce del sole. Sulla Pedemontana Veneta è chiaro che non c’è stato un ascolto sufficiente dei i territori. Quell’opera la si potrebbe anche 1/3 ripensare alla luce delle incertezze che la contraddistinguono sul piano finanziario. E come?

    Dopo avere ascoltato tutti gli attori interessati dal suo passaggio. Quanto alla mancata riforma della Ipab ritorniamo alle solite. Zaia fa molti proclami. Ma poi ben poco di ciò che è realmente importante viene approvato in aula. E c’è un punto dirimente sul quale però anche i media si soffermano troppo poco. Quale? Ormai l’abbinata sviluppo grandi opere stradali non sta più in piedi. Lo scandalo della Valdastico Sud e l’enorme area di espansione, tristemente vuota attorno al casello di Villa Marzana, sono due esempi plastici di come questo modello di sviluppo sia andato in tilt. E quindi?

    Ciò che serve è la cura degli argini, le opere di manutenzione idraulica, il recupero del costruito nei centri urbani, il rilancio del trasporto ferroviario regionale, quello delle vie d’acqua effettuato cum grano salis. Le dico una cosa che sembrerà paradossale. Dopo le sciagure delle esondazioni degli anni ‘50 il Polesine e il Rodigino in generale si sono dovuti impegnare a fondo per rimettere in sicurezza il territorio. Nel frattempo nel resto del Veneto arrivavano soldi per infrastrutture di ogni sorta, privati e pubblici. Col paradosso che oggi il Polesine è una delle aree ambientalmente meno pressate, meno sature e più sicure; mentre il resto della regione porta le ferite ancora sanguinanti di un modello di sviluppo ormai decotto. Quanto alla Valdastico sud mi domando chi l’ha pensata e quanto ci hanno mangiato. Sui Pfas le responsabilità di chi ha governato la Regione sono in qualche maniera emerse. Ma quelle dell’opposizione, nel controllo e nella critica?

    Sul caso Pfas, che è conclamato dal 2013, tutti noi si è capito tardi la gravità e la complessità del problema. Anche l’opposizione si è mossa in ritardo. Ma quando lo ha fatto, tutta l’opposizione, è riuscita a dare alla discussione uno scossone. Chi ha responsabilità di governo e di amministrazione ha evidenziato un ritardo maggiore. Di più. In tema di Pfas ci sono troppi poteri nelle mani del segretario generale della sanità Domenico Mantoan che presiede la commissione ad hoc. Il problema è sì sanitario, ma ambientale in primis, mentre il dominus della situazione sembra essere proprio Mantoan. Io dico che una concentrazione di tanto potere in una persona sola nuoce alla efficienza dei processi decisionali e sottrae spazi di indirizzo alla politica. A Rovigo c’è un sindaco leghistissimo, Massimo Bergamin. A conti fatti, secondo lei, è meglio un leghismo moderato e “democristiano” alla Zaia o quello alla Bergamin? A conti fatti sono profondamente sbagliati tutti e due. Punto. Che intende dire?

    Entrambi scaricano la tensione dell’opinione pubblica su temi inesistenti o poco rilevanti. A Rovigo per esempio problemi veri di sicurezza e ordine pubblico non ce ne sono. Lo dicono la questura, la prefettura, i carabinieri. E nonostante ciò il primo cittadino cavalca questi temi. Zaia, che è più astuto, fa la stessa cosa in modo meno rozzo e più sottile, ma il modus operandi è lo stesso. E poi basta con questa storia di Zaia democristiano. Del democristiano l’attuale governatore ha solo certe furbizie tattiche o mediatiche. Non certo l’orizzonte del progetto politico o il retroterra culturale. Da parte del gruppo del Pd nulla è stato detto in relazione all’affaire Sharma-Moretti, soprattutto dopo che sul gruppo commerciale vicentino si è allungato lo spettro di una denuncia per un caso di schiavitù. Quanto di sinistra è stato questo silenzio? Sicuramente ci sarà una inchiesta della magistratura. Se confermata tale accusa sarebbe di gravità inaudita. E le dico di più. La sinistra dovrebbe ripartire proprio dai temi dei diritti e del lavoro. Ma più nello specifico quali proposte concrete lei promuoverebbe in consiglio? Una legge di intervento straordinario sul lavoro, accompagnando politiche e incentivi alle piccole imprese. E poi un 2/3 vero piano per gli interventi di messa in sicurezza delle criticità ambientali. Magari distraendo fondi da alcuni progetti faraonici.

  • UN COLABRODO: Viale della Resistenza, Quartiere San Bortolo

    Rovigo, 25  gennaio 2017 _ Constato amaramente, ancora una volta, il crescente degrado nella nostra cittadina.

    Le foto chiariscono le condizioni indecenti nelle quali si trova Via della Resistenza, nel Quartiere San Bortolo.

    Non è solo questione di incuria dei luoghi: numerosi genitori dei ragazzi della Scuola Primaria Papa Giovanni XXIII e delle adiacenti Scuole Medie Casalini lamentano di essere costretti ad un percorso di guerra su strade e marciapiedi dissestati, in spregio a qualsiasi elementare norma di sicurezza.

    E altrettanto sono costretti a fare gli ospiti dell’Iras, al lato opposto della strada, con l’aggravante di dover affrontare il disagio in condizioni di difficoltà deambulatorie o con dovendo utilizzare ausili per l’handicap.

    Sentiamo costantemente la litania delle scarse risorse, delle colpe altrui, della fatica di amministrare e assistiamo, contemporaneamente, a comparsate televisive e deliranti comunicati su temi estranei alle funzioni di un Sindaco.

    Intanto non si fa nulla; anzi no, ci si occupa di far posto nelle partecipate a persone amiche o di far assumere ulteriori dipendenti di fiducia al Comune.

    Si dirà la si butta in politica… Vorrei far notare che gli elettori hanno scelto e Bergamin ha oggi il potere ed il dovere di fare qualcosa per la sua città.

    E invece ripete in peggio le precedenti gestioni comunali, denunciando una totale assenza di fatti.

    FACCIA qualcosina, perché le funzioni del Sindaco sono CONCRETE e non comprendono la ricerca di un palco dove rendersi visibile in prospettiva di più rilevanti ruoli politici.

    Virna Riccardi SEGRETARIA di Circolo Rovigo Centro Pd 

     

  • … i blitz antiprofughi di Bergamin erano sbagliati.. il sindaco deve esercitare i propri poteri rispettando la legge!

    Anche la Regione ammette che i blitz antiprofughi di Bergamin erano sbagliati:  il sindaco deve esercitare i propri poteri rispettando la legge”

    Venezia, 25 gennaio 2017 – “I poteri del sindaco devono essere esercitati rispettando la legge. Finalmente anche la Giunta Zaia si sveglia e dà un segnale, seppure troppo timido, contro i blitz del primo cittadino di Rovigo, Massimo Bergamin. Purtroppo non è arrivata una condanna esplicita, ma la dichiarazione dell’assessore Lanzarin non lascia spazio a molti dubbi”. Graziano Azzalin, consigliere regionale del Partito Democratico, esprime la propria “insoddisfazione” dopo la risposta ieri in aula all’interrogazione dello scorso 3 ottobre sulle “incursioni” del sindaco del capoluogo polesano in strutture private destinate all’accoglienza dei profughi, senza alcuna autorizzazione da parte della magistratura, episodi che avevano spinto lo stesso Azzalin a presentare un esposto in Procura.

    “Azioni in spregio della legge, di cui Bergamin si faceva vanto sui social network come un bullo qualsiasi, ricevendo il consenso convinto dell’assessore Corazzari che auspicava addirittura un premio. Mi aspettavo una condanna ferma da parte della Regione, nei confronti di chi non rispetta né la legge né la dignità delle persone, ma la campagna elettorale permanente vale di più. Tuttavia le parole dell’assessore Lanzarin sono chiare e rappresentano un passo in avanti: ‘i poteri devono essere esercitati nel rispetto della normativa vigente, normativa che deve essere rispettata da tutti, cittadini, stranieri, istituzioni’. Mi auguro che lo sceriffo Bergamin recepisca il messaggio e che la Giunta presti maggiore attenzione e stigmatizzi esplicitamente simili comportamenti, che alimentano il fuoco della xenofobia.

    Un fuoco sottovalutato troppo spesso anche dal presidente Zaia, che dopo aver ‘benedetto’ le barricate di Goro in Emilia, ha partecipato alla manifestazione di Volpago del Montello contro il Centro di accoglienza per i profughi non accorgendosi, così dice, dello striscione ‘Benvenuti sul Montello: sarà il vostro inferno’ srotolato proprio davanti ai suoi occhi”.

  • Stienta: iniziativa con Cesare Damiano

  • BASTA POCO

  • PER IL CONSVIPO SI DOVREBBE PARLARE DI RILANCIO PER UN’AREA VASTA E NON DI CHIUSURA

    ROVIGO 14/01/2017 – Il parlamentare del Partito Democratico invita il territorio ad una riflessione per cogliere le opportunità di crescita e di sviluppo in Polesine.
    Si approfitti di questa fase di transizione per aprire finalmente una discussione seria e articolata sul futuro del Consvipo, evitando gli schematismi e guardando ad una rivisitazione dell’ente, che potrebbe essere rilanciato e rivisto nell’ottica della nuova area vasta>.
    Così il parlamentare del Partito Democratico Diego Crivellari in merito alle dichiarazione del Presidente della Provincia di Rovigo sul Consorzio di Sviluppo del Polesine. <Una analisi obiettiva delle cose, oggi – ha continuato Crivellari – dovrebbe tenere conto non soltanto dei limiti di una struttura come quella consortile, ma anche portare a individuare possibili e rinnovate potenzialità a servizio di un territorio particolare come quello del Polesine e del Basso Veneto. Pensiamo, per esempio, al Piano nazionale banda ultralarga e più in generale alla infrastrutturazione digitale, che necessitano di adeguati strumenti di gestione e potrebbero vedere effettivamente un ruolo significativo per il Consvipo.
    Parlare genericamente o frettolosamente di chiusura e liquidazione dell’ente, senza aver prima aperto una discussione vera sul tema, ma semplicemente per ordini di scuderia politica o per moda, rischia di farci perdere l’opportunità concreta di riunire gli enti territoriali attorno ad un tavolo e di iniziare a ripensare profondamente il ruolo e la missione del Consvipo. Più volte le forze sociali in questi ultimi anni hanno richiamato la politica alla necessità di aprire una discussione di questo tipo, ben oltre il Consorzio sì Consorzio no. Non è affatto tramontato il tema di una ‘agenzia per lo sviluppo locale’ – ha concluso Crivellari – che possa fungere da cabina di regia per una serie di investimenti che passano dal nostro territorio, mettere insieme enti e istituzioni anche oltre i confini della nostra provincia, delineare una strategia per lo sviluppo della nostra provincia partendo da temi chiave come turismo e logistica.
  • E’ ora di cambiare passo. Consvipo, la Provincia è la grande assente.

    Si sta aprendo sul futuro del Consvipo un confronto interessante, anche se tardivo.

    Trombini, che oggi propone addirittura la liquidazione dell’ente, fino a ieri dov’era? Eppure è Presidente della Provincia da oltre due anni ed in qualità di socio di maggioranza, che detiene il 44,76% delle quote del Consvipo, avrebbe dovuto mettere in campo un’azione forte ed incisiva di rilancio dell’ente parecchio tempo fa, anziché farlo languire nell’assenza di strategie, obiettivi da perseguire, nuove progettualità da realizzare.
    Il Cda del Consvipo ed il suo Presidente negli ultimi anni hanno dovuto infatti affrontare un cammino quasi in solitaria e sempre in salita, senza disporre di un supporto politico forte della Provincia, del Comune di Rovigo e degli altri soci.
    Ha ragione Angelo Zanellato quando sostiene che “il tema però non è l’assetto di un singolo ente, ma la politica complessiva di programmazione, da declinare in atti e opportunità per l’area vasta”.
    Ciò l’avevamo del resto anticipato nella tavola rotonda pubblica promossa dal PD lo scorso 9 gennaio e richiede a tutta la classe dirigente polesana il coraggio di affrontare le nuove sfide con coesione, concretezza e nuovi strumenti.
    Occorrerà partire dal favorire le fusioni tra i Comuni; altro fronte cruciale sarà il rafforzamento dei servizi pubblici, da quelli di diramazione statale e regionale a quelli socio-sanitari, da quelli formativi e culturali alle utilities. Il Polesine deve difendere le proprie prerogative e valorizzare le proprie peculiarità: meglio di quanto fatto in passato, esprimendo un maggior peso politico specifico.
    In una fase di profondi cambiamenti, di repentine innovazioni, di scenari originali, il Polesine non può attardarsi a guardare indietro ma deve mettere in campo uno spirito nuovo e la volontà di crescere davvero, facendo tesoro delle proprie specificità culturali, ambientali ed economiche.

    In questo contesto il CONSVIPO non può continuare a vivacchiare, pesando unicamente sulle spalle dei Comuni, ma nemmeno può essere liquidato; soprattutto in un’ottica di Area Vasta, va trasformato in agenzia di crescita economica, innovativa, dinamica, snella, con progressiva capacità di autofinanziamento delle proprie attività e progettualità, favorendo così l’ingresso di nuovi Comuni e delle Camere di Commercio nella compagine sociale.
    La caccia ai finanziamenti europei, la promozione a 360° dei prodotti e delle eccellenze territoriali, progetti di innovazione e ricerca in sinergia con il mondo imprenditoriale, i liberi professionisti, le start-up, l’università, i migliori cervelli polesani, sono versanti su cui i 50 Comuni del Polesine, anche i più strutturati, da soli, oppure la Provincia, profondamente destrutturata rispetto al passato, non possono compiere un lavoro operativo ed efficace al pari di uno strumento moderno ed innovativo, dall’approccio manageriale e non burocratico, come un’agenzia vocata e specializzata nella promozione di opportunità di crescita economica per il territorio e soprattutto di nuova occupazione per le giovani generazioni.
    Ricette semplicistiche come quelle proposte da Trombini (liquidazione del Consvipo) e Bergamin (fuga dal Consvipo ed isolamento del Capoluogo) sono pertanto da rigettare. E’ ora di cambiare passo.
    Julik Zanellato
    Segretario Provinciale del Partito Democratico
  • FRANTUMATA LA TARGA IN RICORDO DI MATTEOTTI: UN GESTO CHE INFANGA LA DEMOCRAZIA E LA LIBERTA’

    ROVIGO 12/01/2017 – Da Roma a Fratta, indignazione da parte del parlamentare polesano del Partito Democratico Diego Crivellari e della collega giulia Narduolo per l’atto vandalico sul lungotevere.

    L’atto vandalico alla targa alla memoria di Giacomo Matteotti a Roma, ferisce e tocca anche il Polesine. Infanga e colpisce con dolore la Resistenza italiana e la lotta al regime fascista. Lo spregio al ricordo del deputato socialista che nel ’24 fu rapito e ucciso dai fascisti che si trova all’angolo tra lungotevere Arnaldo da Brescia e viale Scialoja, è inspiegabile quanto preoccupante.

    Preoccupa che il simbolo della difesa delle istituzioni democratiche e del Polesine antifascista, sia oggetto oggi di un atto così feroce e così brutale. Un evento che deve farci ricordare una volta in più, del sacrificio del martire polesano e dell’esempio luminoso della sua azione politica.

    Quanto accaduto ci spinge a riflettere come la Democrazia non è mai conquistata per l’eternità, ma è una sfida quotidiana e vive nella memoria, nella pratica dei valori, negli ideali e nelle posizioni politiche espresse da Matteotti. La visita del prossimo 21 gennaio a Fratta Polesine alla Casa museo di Matteotti con la presidente della commissione cultura della Camera dei Deputati on.Piccoli Nardelli sarà occasione per ribadire l’attualità della lotta a tutte le derive autoritarie e antidemocratiche.

    Così i parlamentari del Partito Democratico Diego Crivellari e Giulia Narduolo