• Trivelle e ricerca idrocarburi, ancora valido il divieto del 2002

    ROMA 27/11/2015 – Il sottosegretario al Mise on.Velo dichiara ancora valida la legge 179 che mantiene il divieto delle ispezioni e della ricerca di idrocarburi. Il rappresentante del Governo risponde all’interrogazione dell’on.Gessica Rostellato e dell’on.Diego Crivellari.
    C’è fiducia e consapevolezza che la sicurezza e la salvaguardia del territorio e degli abitanti del Polesine e del Delta del Po non saranno mai derubricate alle richieste e ai progetti di trivellazione e ricerca di idrocarburi. La risposta di oggi del Governo conferma la continuità di un divieto di ispezione>. L’on.Diego Crivellari dichiara soddisfazione per l’esito e l’attenzione posta dal sottosegretario al Ministero dello Sviluppo Economico, on.Silvia Velo contenuti nella risposta all’interrogazione posta a firma del parlamentare polesano del Partito Democratico e la collega on.Gessica Rostellato. <Ritengo positivo – ha continuato Crivellari – che si sia fatta chiarezza sulla validità, ancor oggi, della legge n. 179 del 2002 che mantiene ancora i suoi effetti e che pone un netto divieto di ricerca di idrocaburi nonostante l’entrata in vigore dello “sblocca Italia”.
    Non c’era univocità e certezza in tal senso fino ad oggi e per questo ci conforta sapere che la cautela e la salvaguardia di un’area molto fragile e particolare continua ad essere un obiettivo ancora esistente. Inoltre, dal rappresentante del Governo, è stato chiarito che non vi sono attività upstream in corso, segnalando però che si ritiene fondamentale continuare a monitorare le attività minerarie che invece sono in corso, per capire effettivamente quali effetti vi saranno in questo territorio. Non si può scherzare con la subsidenza è veramente un problema molto sentito per la sicurezza delle persone, dell’ambiente, dei territori coinvolti. Si è colto con favore anche l’accordo che la Regione Emilia-Romagna ha siglato con il Ministero dello Sviluppo Economico per un piano di monitoraggio continuo e dettagliato, accordo che si ritiene utile ampliare anche alla Regione Veneto, avendo comunque una situazione abbastanza simile, dagli affetti altrettanto uguali.
    Il consiglio regionale del Veneto ha espresso in maniera molto chiara di non voler assolutamente effettuare ricerca di idrocarburi in prossimità della costa del Veneto, ed oltre un testo di legge è stato avviato l’iter referendario sulla questione che appunto determinante per le future scelte e soprattutto che il Governo dovrà necessariamente considerare. Eventuali ricerche debbono perciò essere esaminate con molta cautela – ha concluso Crivellari – e ora ci dica il Governo se e come intende affrontare il nodo anche politico del referendum>.

     

     

    Di seguito intervento completo dell’on.Diego Crivellari e commento alla risposta del sottosegretario da parte della on.Gessica Rostellato:

    Roma, 27 novembe 2015

     

    Gentile presidente, onorevoli colleghi,

     

    il Veneto è stato interessato, anche nel recente passato, da fenomeni di subsidenza dovuti alla sovrapposizione di diverse cause, con ricadute sull’assetto idraulico, geomorfologico e territoriale tali da richiedere forti iniziative volte al controllo e al contrasto attivo di tali fenomeni.
    Mi di cosa si tratta, in definitiva? La subsidenza è un fenomeno presente su gran parte del territorio della pianura padana ed è causata da vari processi naturali, ma la causa più rilevante o una delle cause più rilevanti è di origine antropica ed è dovuta all’estrazione di acque sotterranee e di idrocarburi, che genera ed acuisce criticità territoriali già particolarmente evidenti. Il territorio del Basso Polesine, ad esempio, è totalmente sotto il livello del mare mediamente di 2 metri con punte fino a 4,30 metri. Alcune aree del territorio veneto, parti significative della fascia costiera veneziana, il delta del fiume Po e un ampio settore del suo entroterra, sono ad oggi interessati da fenomeni di subsidenza, i cui effetti hanno ricadute sull’assetto idraulico, geologico e di tutela del territorio e risulta, quindi, necessario mettere in atto ogni azione che possa limitare tali fenomeni irreversibili.

     

    Analogamente, i più recenti accadimenti alluvionali hanno riportato al centro dell’attenzione il tema della sicurezza idrogeologica che, in Veneto, per le caratteristiche geomorfologiche del territorio, necessita di notevole attenzione. Alcune aree del territorio veneto, in particolare parti significative della fascia costiera veneziana, il delta del fiume Po e un ampio settore del suo entroterra, sono interessati da fenomeni di subsidenza, i cui effetti hanno ricadute sull’assetto idraulico, geologico e di tutela del territorio e risulta, quindi, necessario mettere in atto ogni azione che possa limitare tali fenomeni irreversibili.
    In nome del principio di precauzione e della salvaguardia del territorio, dobbiamo anteporre la sicurezza e la tutela di un territorio fragile, in difficile equilibrio e già pesantemente sfruttato e compromesso, ad ogni possibile interesse economico derivante dall’estrazione degli idrocarburi dal sottosuolo, anche perché è presumibile che i profitti ricavabili da simili investimenti sarebbero in ogni caso molto inferiori a quanto necessario per realizzare ulteriori interventi sulle opere di difesa a mare e per la messa in sicurezza del bacino idrografico del Po e dell’Adige. Senza contare il rischio a cui verrebbero sottoposti non solo i centri urbani, ma anche i beni storico-artistici, monumentali ed ambientali disposti lungo il corso dei fiumi e lungo le coste.

     

    Voglio provare a fare una sintetica cronistoria: si tratta di una storia forse poco conosciuta, ma che merita di essere ricordata in questa sede. Dagli anni Trenta e soprattutto negli anni Quaranta e Cinquanta del secolo scorso, fino alla sospensione decisa dal governo nazionale nel 1961, furono estratti nel territorio del Delta del Po miliardi di metri cubi di metano e gas naturali, contribuendo ad aggravare notevolmente il fenomeno della subsidenza, che determina un progressivo abbassamento del suolo: possiamo affermare che la subsidenza “antropica”, derivata all’estrazione del gas metano, ha contribuito ad aggravare notevolmente la situazione idrogeologica di un territorio, il Polesine – l’attuale provincia di Rovigo – che nel 1951 è stato colpito da una rovinosa alluvione.
    Nel periodo 1951-1960 è stimato che gli abbassamenti del suolo raggiunsero i 2 metri, ma le conseguenze del fenomeno non si sono fermate con l’interruzione delle estrazioni e, fino al 1980, gli abbassamenti hanno raggiunto e superato i 3 metri. Studi recenti effettuati dall’Università di Padova hanno dimostrato una «coda» della subsidenza nel periodo 1983-2008, che ha raggiunto i 50 cm nella zona meridionale del Delta del Po, al confine tra Veneto ed Emilia-Romagna: un impatto che deve fare i conti con l’equilibrio di un delicato ecosistema e con le previsioni, avanzate da più parti, di un progressivo innalzamento del livello del mare, destinato ad interessare nei prossimi anni anche il territorio deltizio.

     

    Buona parte del territorio polesano deltizio è area protetta in quanto già parco regionale veneto del Delta del Po e vogliamo ricordare che, rispetto al fenomeno della subsidenza, cronicità di questa porzione costiera d’Italia, si sono registrati nel tempo attenzione e sensibilità di vari governi, che hanno adottato politiche di tutela del territorio e determinato anche significativi interventi pubblici.

     

    Numerosi provvedimenti legislativi regionali e nazionali hanno allontanato dalla costa il pericolo della subsidenza indotto dalle estrazioni a mare: è oggi urgente tutelare pienamente il territorio della pianura così come quello lagunare e costiero dal rischio di subsidenza e quindi anche dai conseguenti pericoli di eventi alluvionali, di erosione dei litorali, dell’aumento di forze distruttive delle onde, della risalita del cuneo salino, che invece risultano favoriti dalle attività di ricerca, prospezione e coltivazione di idrocarburi.

     

    Abbiamo già citato, nella nostra interpellanza, come l’articolo 26 della nella legge 31 luglio 2002 n. 179, recante disposizioni relative a Venezia e Chioggia, disponesse il divieto di prospezione, ricerca e la coltivazione di idrocarburi nelle acque del Golfo di Napoli, del Golfo di Salerno e delle Isole Egadi, nonché nelle acque del Golfo di Venezia, nel tratto di mare compreso tra il parallelo passante per la foce del fiume Tagliamento e il parallelo passante per la foce del ramo di Goro del fiume Po.

     

    Assicuro il governo che il tema e’ e rimane particolarmente sentito, incontra le sensibilità più diverse ed è qualcosa di realmente trasversale. Nella mia provincia, il Polesine, la subsidenza richiama tuttora e intreccia memoria storica e cronaca familiare, rappresenta tuttora una ferita aperta, un trauma che non possiamo e non dobbiamo rimuovere o dimenticare, se vogliamo davvero poter immaginare un futuro per il nostro territorio e per la sua gente. Le nostre preoccupazioni, le nostre riflessioni sono suffragate da dati oggettivi, non sono certamente l’esito di un processo emotivo o transitorio. Il pronunciamento unanime del Consiglio regionale del Veneto, di poche settimane fa, costituisce un fatto politico di rilievo e testimonia l’atteggiamento sostanzialmente compatto di un territorio.

     

    Nella giornata di ieri, proprio qui alla Camera, abbiamo discusso di un tema fondamentale per i prossimi anni come quello rappresentato dal cambiamento climatico e delle questioni che saranno al centro della Conferenza di Parigi. Un dibattito importante, che ha evidenziato l’attenzione del governo e del Parlamento su questioni destinate ormai inevitabilmente ad incidere fortemente sull’agenda politica globale, sugli scenari ambientali, economici e geopolitici. Si tratta a nostro avviso di temi e di nodi epocali che, a maggior ragione, dovrebbero indurci e dovrebbero indurre il governo a riconsiderare alcune delle sue posizioni, assumendo iniziative tese a rivedere le disposizioni contenute nel decreto-legge “Sblocca Italia” per le zone particolarmente fragili dal punto di vista ambientale (vedi le modifiche sostanziali auspicate dai promotori del referendum, ad esempio), tenendo conto della contrarietà di larghissima parte della popolazione e delle implicazioni di lunga durata connesse ad una strategia energetica che fosse imperniata in via prioritaria sulla ricerca e sullo sfruttamento di idrocarburi.

     

    Appare necessario un ruolo attivo del governo nazionale per monitorare i fenomeni della subsidenza, dell’erosione delle coste, dell’impatto ambientale di strutture già esistenti – impatto particolarmente rilevante nel Delta del Po, come si è accennato – e del progressivo innalzamento del livello del mare, nonché per mettere in atto strategie complessive finalizzate alla tutela della specificità del territorio della costa veneta, di Venezia, Chioggia, del Delta del Po, che partano dal pronto coinvolgimento di tutti gli attori locali e da una rinnovata elaborazione di carattere generale rispetto alla valenza nazionale dei problemi in essere e delle questioni che qui sono state richiamate.

     

    Riteniamo che il governo nazionale debba tener conto, per le ragioni di cui sopra, della specificità del territorio dell’Alto Adriatico, con particolare riferimento alla costa polesana e quella veneziana, al Delta del Po e all’entroterra padovano e veneziano prossimo all’area polesana, e della necessità di un intervento rispetto ai fenomeni della subsidenza, a dell’erosione delle coste e ai rischi derivanti dall’innalzamento progressivo del livello del mare.

     

    Crediamo che l’Alto Adriatico e la costa veneta specialmente presentino peculiarità e problematiche territoriali che li rendono, di fatto, unici, meritevoli di una attenzione da parte della politica centrale che salvaguardando un patrimonio ambientale straordinario potrà contribuire a difendere e rilanciare le autentiche vocazioni di realtà come quelle rappresentate da realtà come Venezia, Chioggia, il Delta del Po, dalla pesca al turismo (il Veneto e’ la prima industria turistica italiana), dalla portualita’ alla logistica, nel quadro di una più articolata economia blu, di una più articolata economia del mare che, oltre a rientrare ugualmente tra le dichiarate priorità del nostro governo, appare strettamente, inestricabilmente legata all’identità della nostra terra e al suo futuro.

    On. Diego Crivellari

    ******** dallo stenografico della seduta:

    PRESIDENTE. La deputata Rostellato ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatta per la risposta all’interpellanza Crivellari ed altri n. 2-01159, di cui è cofirmataria.

     

    GESSICA ROSTELLATO. Grazie, Presidente, ringrazio il sottosegretario Velo. Ci dichiariamo parzialmente soddisfatti. Credo sia importante e comunque molto positivo sapere che la legge n. 179 del 2002 mantiene ancora i suoi effetti e che, quindi, quel divieto continua a persistere nonostante l’entrata in vigore dello “sblocca Italia”. Di questo non ne eravamo certi, nel senso che la cosa non era ben chiare e, quindi, comunque questo ci conforta in qualche modo. E riteniamo anche positivo il fatto che sia stato chiarito che attualmente non vi sono attività upstream in corso. Nonostante ciò, riteniamo fondamentale il fatto di continuare a monitorare le attività minerarie che invece sono in corso per capire effettivamente quali effetti vi saranno in questo territorio. Infatti, come ribadisco nuovamente, per i cittadini veneti e, in particolare, per quelli delle province di Venezia, di Rovigo, ma anche di Padova, il problema della subsidenza è veramente un problema molto sentito perché nel corso della seconda metà del secolo scorso il problema della subsidenza ha toccato tutte le famiglie di quella zona in maniera molto forte e continua a toccarle nel senso che è dimostrato che la subsidenza comunque ancora sta andando avanti e c’è un abbassamento di almeno 3 centimetri all’anno. E questa cosa sta portando, ovviamente, un’infiltrazione continua dell’acqua marina anche all’interno delle terre e delle aree agricole fino a zone molto interne della regione, che arrivano anche all’interno della provincia di Padova. E questo, ovviamente, implica anche un inaridimento dei terreni e un’impossibilità di coltivarli. Questa cosa è stata riconosciuta anche dal Ministero delle  politiche agricole, alimentari e forestali, tanto che il Ministero delle  politiche agricole, alimentari e forestali medesimo ha anche finanziato degli investimenti per effettuare delle barriere saline sui fiumi appunto che entrano, per evitare l’entrata del cuneo salino ed evitare, appunto, la perdita di questi terreni agricoli. Quindi, io credo che sia importante continuare a monitorare per evitare ulteriori danni alla popolazione e al territorio tutto.

    Tra l’altro, ritengo sia importante anche sottolineare che tutto il consiglio regionale del Veneto nel suo complesso si è espresso in maniera molto chiara sulla decisione di non voler assolutamente effettuare ricerca di idrocarburi in prossimità della costa del Veneto. È passata anche una legge, tra l’altro di un consigliere di minoranza, ma comunque appunto approvata da tutto il consiglio regionale. È in vista anche un eventuale referendum sulla questione. Quindi, noi crediamo che eventuali ricerche debbano essere semmai iniziate con molta cautela e comunque il controllo deve essere fondamentale. Poi vi è la questione, invece, dell’accordo che lei ha menzionato per la Regione Emilia-Romagna.

    Sarebbe magari utile ampliare lo stesso tipo di accordo anche alla regione Veneto, avendo comunque una situazione abbastanza simile, proprio per lo studio degli affetti che queste attività nel sottosuolo potrebbero avere, quindi non solo ovviamente nella regione Emilia-Romagna, dove appunto ci sono le stesse problematiche, ma anche per la nostra regione. Quindi auspico insomma che lei, sottosegretario, possa farsi anche promotrice per ampliare questo accordo alla nostra regione.

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