• ognuno faccia la propria parte….

    Rovigo 28 luglio 2015 – Anche ieri sera la minoranza ha disertato pressoché in blocco la riunione della direzione provinciale, evidenziando un obiettivo diverso da quello di un serio e approfondito dibattito sulle ultime sconfitte elettorali.

    Qualcuno punta chiaramente a riportare il PD Polesano sotto la tutela dei capicorrente e quindi al servizio di posizioni di rendita personali e di velleità individualistiche.

    Mentre dalla base, dai nostri iscritti e militanti, sale in modo perentorio ed unanime la richiesta di abbandonare i litigi fra i dirigenti e di convergere tutte le energie su un forte rilancio del partito, qualcuno punta allo sfascio, alimentando una guerriglia fratricida permanente.

    Ora più che mai va aperta una fase nuova, di radicale cambiamento, a partire dalla riscoperta di una dimensione di impegno politico più vicina ai problemi della gente. Dobbiamo scrollarci di dosso la muffa di consorterie, particolarismi e conservatorismi, che fino ad oggi hanno ingessato un partito che avrebbe potenzialità di crescita enormemente superiori a quelle che ha saputo liberare.
    Serve un bagno d’umiltà di tutto il gruppo dirigente provinciale, mettendo da parte le sterili divisioni del passato e inaugurando una nuova stagione di impegno politico mirante a rafforzare il Partito Democratico, con una larga partecipazione dal basso, un grande protagonismo dei nostri Circoli, una decisa apertura ai giovani e a nuovi apporti.
    Ognuno faccia la propria parte, senza pretendere di dare lezioni di politica agli altri; più equilibrio e meno presunzione servirebbero innanzitutto a quei dirigenti che sul territorio, nel proprio Comune, alle ultime regionali hanno conseguito risultati mediocri per il PD e per la Moretti, ben al di sotto della media provinciale; non pretendano di dare esempio di democrazia e partecipazione quegli eletti che, sentendosi “unti dal Signore”, da tempo hanno smesso di confrontarsi e rapportarsi con il partito.

    Ci aspetta un duro lavoro, ma le sfide non ci spaventano.

    Siamo consapevoli che dovremo assumere un passo più spedito, ma sappiamo di poter contare su una grande risorsa: la passione e l’attaccamento al PD dei nostri iscritti e militanti.
    Il Segretario Provinciale
    Julik Zanellato
  • Situazione di crisi della zootecnia: caro Zaia, il Veneto non è solo prosecco

    VENEZIA 17 luglio 2015

    Zootecnia, Azzalin lancia l’allarme: “Dal latte ai bovini da macello fino ai suini si rischia il punto di non ritorno, minando le produzioni Dop: la Regione deve intervenire al più presto. Zaia non si rovini l’aperitivo accompagnando il prosecco con un salame ‘veneto’ di carne rumena”

    “Dall’ultimo report di Veneto Agricoltura sulla congiuntura agroalimentare è emerso che la situazione del settore non è rosea ed i numeri sono positivi soprattutto grazie alla performance del vitivinicolo: il presidente Zaia apra gli occhi e si renda conto che non si può pensare solo al prosecco e che servono interventi mirati ed urgenti per la zootecnia veneta che è prossima al punto di non ritorno, mettendo a rischio la produzione per sostenere le Dop. Caro Zaia, non sarebbe gradevole se ad accompagnare un calice di Prosecco Doc ci fosse un salame ‘veneto’ prodotto con carne rumena ed un formaggio ‘veneto’ di latte ucraino: non si rovini l’aperitivo”. A suonare un campanello d’allarme è il vicepresidente della III commissione consiliare Graziano Azzalin.

    “Il settore del latte – spiega Azzalin – è sull’orlo del collasso dopo la fine del regime delle quote, tema caro alla propaganda leghista. Lo scorso febbraio il consiglio regionale ha approvato una risoluzione nella quale si chiedeva di attivare ogni strumento di politica agricola regionale e di sollecitare il Governo. Il Governo in questo caso si è attivato introducendo misure come il contratto scritto e la verifica dei prezzi. Con la partita del latte in polvere per i prodotti caseari che resta aperta, si chiede alla Regione di tenere fede all’impegno preso di sostenere l’intera filiera. Ormai la forchetta fra costi di produzione e prezzo di vendita è ridotta a pochi centesimi di euro per litro se non addirittura negativa. Perdere la produzione di latte veneto vuol dire tagliare le gambe al nostro settore caseario che, invece, ha ampie prospettive di crescita”.

    “Non migliore – aggiunge il consigliere Pd – la situazione dei bovini da carne, con il Veneto che copre circa il 30% della produzione nazionale: la perdita fino a 250 euro per capo, la riduzione degli aiuti Pac e l’importazione di carni estere a basso costo, in particolare da Polonia e Brasile, unita al calo dei consumi attorno all’11%, stanno mettendo in grave difficoltà anche gli allevatori più tenaci. Al momento le chiusure hanno riguardato soprattutto le piccole e medie aziende (fra i 20 e i 100 capi), ma bisogna attivarsi per contenere l’emorragia”.

    Il vicepresidente della III commissione punta poi il dito sui conigli: “Il Veneto è leader della produzione in questo settore, con un fatturato di 400 milioni di euro pari al 50% dell’intero indotto italiano. Nonostante consumi stabili, il crollo dei prezzi vicino al 10% sta creando enormi difficoltà e servono iniziative per la valorizzazione della produzione”.

    Per ultimi ma non ultimi, i maiali: “Su 360 allevamenti della filiera Dop, ovvero Parma e San Daniele, 12 sono chiusi nel 2014, altri sono in procinto di farlo. Questo significa che a rischio ci sono le produzioni di eccellenza. Il settore soffre della contrazione dei prezzi, scesi in alcuni casi fino a 1,30 euro al chilo a fronte di costi di produzione di 1,50: senza azioni adeguate si rischia il collasso, aprendo così le porte all’invasione dei maiali esteri, anche per la mancanza di tracciabilità sui prodotti lavorati, segmento che vale in Italia 1,2 miliardi di euro con una crescita vicina al 7%”.

  • Abolizione di tutti i vitalizi, Richetti inizia la raccolta firme

    “Inizia la raccolta di firme sul testo depositato per abolire i vitalizi”, lo scrive su Twitter il parlamentare del PD che pochi giorni fa aveva depositato il pdl per l’abolizione del vitalizio a tutti i parlamentari attuali, passati e futuri, consiglieri regionali attuali passati e futuri

    “Inizia la raccolta di firme sul testo depositato per abolire i vitalizi, lo scrive su Twitter il parlamentare del PD Matteo Richetti che pochi giorni fa aveva depositato il pdl che prevede l’abolizione del vitalizio a tutti i parlamentari attuali, passati e futuri, consiglieri regionali attuali passati e futuri. “È finito il tempo dei pannicelli caldi”, aveva scritto in un post su Facebook.

    Aveva chiarito Richetti: “L’ho fatto in Regione ‪‎Emilia Romagna‬, appena eletto Presidente dell’Assemblea cinque anni fa, rinunciando per primo all’assegno vitalizio. Lo faccio da Parlamentare, sapendo che tanto è stato fatto, che oggi questo privilegio non esiste più per chi viene eletto, ma ritenendo inaccettabile che si continuino a pagare cifre spropositate senza alcun collegamento con quanto versato.

     

    Richetti proposta vitalizi

    Il progetto di legge prevede il ricalcolo per tutti con il sistema contributivo.
    Semplice: si prende il versato, si calcola il montante contributivo con i coefficienti della ‪‎Fornero‬ e si ricava la pensione a cui si ha diritto.
    Come per tutti i lavoratori.

    Ovviamente questo porterà ad una drastica riduzione degli assegni erogati, ma non viene leso nessun diritto acquisito. Piuttosto si cancella un privilegio e si riafferma il principio costituzionale di uguaglianza tra i cittadini”.

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  • LA BUONA SCUOLA» CAMBIA L’ITALIA AUTONOMIA, MERITO, CONTINUITÀ DIDATTICA

    Una scuola autonoma e aperta al territorio; continuità nella didattica, con un’offerta formativa più efficiente, flessibile e aggiornata; strumenti più efficaci di raccordo con il mondo del lavoro. E poi: oltre 100 mila nuovi insegnanti assunti; investimenti nell’edilizia scolastica; 500 euro l’anno per l’aggiornamento e l’attività culturale di ogni docente. La scuola si rinnova.

    A indicarne le linee di sviluppo, è la «Riforma del sistema nazionale di istruzione e formazione e delega per il riordino delle disposizioni legislative vigenti», noto come «La Buona Scuola», approvato definitivamente alla Camera. «Una riforma importante – nelle parole di Maria Coscia, relatrice alla Camera del provvedimento – lungamente discussa sia dentro che fuori le Aule del Parlamento, che mette in campo risorse per oltre 4 miliardi nei prossimi due anni». Il nucleo centrale del provvedimento, continua la deputata PD, è «rilanciare e rendere possibile la piena attuazione dell’autonomia scolastica per elevare il livello di apprendimento dei ragazzi e contrastare dispersione».

    La riforma ha la finalità di riaffermare il ruolo centrale della scuola nella società della conoscenza. I commi 1-4 dell’articolo unico del maxiemendamento chiariscono gli obiettivi e l’impianto pedagogico. Al centro ci sono l’autonomia, l’apertura delle scuole al territorio, il coinvolgimento pieno della comunità scolastica nella definizione del piano dell’offerta formativa. Lo scopo è quello di innalzare i livelli di istruzione e le competenze degli studenti, di contrastare le disuguaglianze socio-culturali e territoriali, di prevenire e recuperare l’abbandono e la dispersione scolastica, per realizzare una scuola aperta, per garantire il diritto allo studio, le pari opportunità di successo formativo e di istruzione permanente dei cittadini. Si arriva a tali obiettivi «rispettando l’autonomia didattica dei docenti e la collegialità delle decisioni prese dalle istituzioni scolastiche» (Maria Coscia) con la valorizzazione della figura del dirigente scolastico, coordinatore e garante delle attività svolte dalle singole scuole e della gestione di tutte le risorse umane, finanziarie, e materiali delle stesse.

    scarica qui il Dossier n. 96 Ufficio Documentazione e Studi 9 luglio 2015  La_Buona_Scuola 

  • Retroscena che offuscano i proclami lanciati da Bergamin ….

    Rovigo 15 luglio 2015

    Le dichiarazioni odierne di Bruno Piva sulla stampa non sono banali. Pesa, infatti, come un macigno l’accusa al nuovo Sindaco di Rovigo Massimo Bergamin di essere stato nominato Presidente di ASM Set solo perché imposto dalla “partitocrazia” (Lega Nord), non avendo meriti specifici di tipo professionale od amministrativo. Altrettanto rilevante e’ l’aspetto raccontato da Piva sulle continue richieste di aumento dell’indennità di carica da parte di Bergamin, evase con un premio finale di mandato di circa 20 mila euro all’ex Presidente della Set.

    Questi retroscena di certo offuscano i proclami lanciati da Bergamin in queste settimane sulla “rivoluzione” che intende promuovere nella gestione delle società partecipate dal Comune di Rovigo; vedremo se Bergamin proporrà effettivamente alla guida dei vari consigli di amministrazione persone nuove dotate di capacità manageriali.
    Ma lo attendiamo al varco soprattutto sulle linee programmatiche di legislatura e sulle strategie che intenderà proporre agli altri Sindaci del Polesine per migliorare la gestione dei servizi pubblici ed abbassare contestualmente le tariffe, come dichiarato in campagna elettorale. Vedremo come qualificherà meglio l’obiettivo annunciato: razionalizzare.
    Se la ricetta consisterà nella privatizzazione di alcune società tramite la collocazione sul mercato dei “gioielli” di famiglia o di servizi di utilità sociale, noi saremo contrari; se invece si vorrà aprire un ampio confronto con l’opposizione consigliare mirante a condividere un piano di efficientamento e di rilancio delle società partecipate, che non escluda scelte mirate di risparmio di risorse pubbliche sui “rami secchi”, noi saremo collaborativi.
    Di certo se il buongiorno si vede dal mattino, andranno fugate molte perplessità.
    Mi domando infatti per quali ragioni nel primo incontro organizzato da Bergamin con gli altri Sindaci della provincia su un servizio di rilevanza territoriale, come quello della gestione del ciclo dei rifiuti, il Sindaco di Rovigo abbia fatto inviti mirati, escludendo due terzi dei colleghi.
    Chi ha ispirato questa modalità d’azione?
    Se l’intento, condivisibile, e’ quello di un maggior protagonismo dei Sindaci sulle scelte da compiere nell’ambito dell’organizzazione dei servizi pubblici locali, sdoganando i primi cittadini del
    centrodestra dalle vecchie logiche di “asfaltatura” degli avversari politici, perché allora Bergamin non ha deciso di dialogare fin da subito con tutti gli altri 49 Sindaci del Polesine?
    E qual è la sua precisa proposta sulla pianificazione e gestione del ciclo dei rifiuti in Polesine? Ormai di tempo per studiare ne ha avuto parecchio.
    È d’accordo sulla raccolta differenziata spinta nel Comune di Rovigo, allineando così il capoluogo (oggi al 53-54%) alle performances degli altri Comuni polesani (oggi al 68-69%)?
    È d’accordo sul porsi un obiettivo a livello provinciale dell’80% di raccolta differenziata, al fine di emulare le altre realtà venete più virtuose?
    Come pensa di gestire lo smaltimento della frazione di RSU non riciclabile?
    Preferirebbe andare in discarica a Sant’Urbano, alle porte di Lendinara (ammesso che la Regioni proroghi l’autorizzazione) ad una tariffa di circa € 120/tonnellata?
    Oppure preferirebbe bonificare, recuperare ed ampliare la discarica polesana di “Taglietto 1”, smaltendo la quota di RSU non riciclabile ad una tariffa di circa € 70/80 a tonnellata?
    Oppure ancora preferirebbe bruciare i rifiuti con un nuovo inceneritore, come sembra suggerire l’assessore adriese Simoni?
    Quando il Sig. Sindaco di Rovigo avrà le idee chiare, noi saremo pronti a confrontarci e a provare a condividere le soluzioni migliori per i cittadini polesani.
    Nel frattempo do un consiglio a Massimo Bergamin: stia attento a non perdere il contributo regionale sulla bonifica di “Taglietto 1”, in quanto si potrebbe configurare un danno erariale alla collettività polesana e potrebbe essere ulteriormente ritardata la messa in sicurezza ambientale di una vecchia discarica che rischia di inquinare le falde con il percolato.
    Julik Zanellato -Segretario Prov.le PD
  • Graziano Azzalin vicepresidente III commissione consiliare

    VENEZIA 14 luglio 2015

     Graziano Azzalin vicepresidente della III commissione consiliare: “Stop al consumo di suolo reddito agricolo e fondi di rotazione i primi punti da affrontare”. Il consigliere del Pd propone una legge speciale per il Polesine e lancia la sfida del Parco del Delta del Po interregionale

    Il consigliere del Pd Graziano Azzalin è stato confermato alla vicepresidenza della III commissione consiliare le cui competenze ora, in seguito alla riorganizzazione, non comprendono più solamente le  politiche agricole e per la montagna, caccia e pesca, ma anche le politiche economiche e del lavoro, ivi comprese le politiche per l’istruzione, la formazione, la ricerca, la cultura, il turismo.

    Presidente della commissione è stato nominato Sergio Berlato di Fratelli d’Italia, mentre segretario è Nazzareno Gerolimetto del gruppo Zaia Presidente. Particolarmente soddisfatto il consigliere Azzalin, componente anche della IV commissione, che spiega come “per traghettare la Regione al 2020 come Zaia ha spiegato ieri nelle dichiarazioni rese in consiglio, bisogna agire innanzitutto sulla programmazione, che rappresenta la vera sua funzione politica e istituzionale, affrontando quindi le questioni in modo strutturale e strategico e non in modo frammentario come è avvenuto in questi anni”.

    Particolarmente care al vicepresidente eletto con 27 preferenze, la questione dell’assetto idrogeologico e delle tutela del territorio e quella del consumo di suolo agricolo, “e non la riduzione come annunciata dal presidente, proprio l’azzeramento”. Riguardo al settore primario, Azzalin sottolinea i dati dell’ultimo report di Veneto Agricoltura, dai quali emerge “una situazione di difficoltà per la tenuta del reddito sulla quale bisogna intervenire”. Riguardo ai provvedimenti che riguardano più in generale economia e lavoro, invece, saluta con favore la proposta di Zaia di una gestione unificata dei fondi di rotazione, “ma questi vanno rimpinguati e messi al sicuro visto che nel recente passato molte risorse sono state smobilitate”.

    Intervenendo ieri in aula durante il dibattito sul programma illustrato da Zaia, Azzalin ha lanciato la proposta di una legge speciale per il Polesine sulla scia di quanto fatto per Belluno ed ha sottolineato come “se si portano avanti cose giuste e positive troverà in noi interlocutori attenti e collaborativi per fare ancora meglio, ma se si intende fare di quest’aula una palestra per un nuovo e velleitario Stato e scaricare su altri le proprie responsabilità lo respingeremo con determinazione e saremo intransigenti a qualsiasi manomissione della nostra Costituzione e dell’unità del nostro Paese”.

    Un punto, infine è stato sottolineato da Azzalin: “Nelle quasi 200 pagine di programma della nuova Giunta non compare mai la parola Parchi o aree protette. Una dimenticanza grave, visto che parliamo di quasi un quarto del territorio regionale. E un’opportunità da cogliere, a cominciare dall’attuazione del Parco interregionale del Delta del Po, così come in sostanza chiesto anche dal recente riconoscimento Unesco”.

  • IN PROVINCIA DI ROVIGO NON ESISTONO “RONDE” CHI LE ANNUNCIA LO FA PER PROPAGANDA

    Dalla Prefettura la risposta che non esistono associazioni di osservatori volontari operanti secondo il decreto del 2009 ed in convenzione con le amministrazioni locali.

    ROMA 08/07/2015 – In provincia di Rovigo non esistono “associazioni di osservatori volontari”, comunemente chiamate ronde, che possono operare secondo le leggi vigenti. Tutte le dichiarazioni di intenti che vengono esternate attraverso la stampa sono puramente demagogiche e propagandistiche>. Così l’on.Diego Crivellari dopo la risposta ottenuta dalla Prefettura di Rovigo in merito all’iniziativa pubblicizzata dal Movimento Forza Nuova di organizzare delle ronde notturne a Rosolina Mare lo scorso 26 giugno.

    Esiste una legge, un decreto del ministero convertito nel 2009 – ha continuato il parlamentare PD – che regola le modalità operative delle “associazioni di osservatori volontari” che obbliga chi ha tali intendimenti di iscriversi ad un elenco prefettizio nonché di ottenere apposite convenzioni con i Sindaci che intendono avvalersene. Ad oggi a Rovigo tale legge non è mai stata utilizzata e tanto meno vi sono associazioni operanti in tal senso. Questa è la prova di come il fenomeno delle “ronde” sia puro strumento di propaganda politica e privo di ogni fattiva concretezza.

    Riconosco in chi spesso appare sui giornali, cavalcando fatti di cronaca intollerabili e la percezione di insicurezza che a volte vivono i cittadini, solamente un mero fine personale nel tentativo di trovare facile consenso. Io come la forza politica che rappresento sono e sarò sempre per la legalità, per cercare di condurre le amministrazioni dello stato a fare le scelte giuste per ristabilire fiducia e senso di sicurezza.

    Come in altre occasioni ho espresso, la sicurezza pubblica e sociale è un obiettivo che si è raggiunto o si può raggiungere solo con politiche coordinate ed integrate che vanno dalla riqualificazione delle aree urbane ai progetti di partecipazione attiva dei cittadini, oltre l’organizzazione delle forze dell’ordine ed il presidio del territorio.

    Le formule semplici e di propaganda dei movimenti di estrema destra o il ricorso alle armi per i vigili urbani come proposto dalla Lega sono mezzi poco virtuosi di accontentare solo il desiderio di ottenere facile visibilità. Dalla Prefettura oggi – ha concluso Crivellari – arriva una chiara risposta per chi millanta di essere portatore di sicurezza.

    on.Diego Crivellari

  • Rapporto 2014 sulla congiuntura del settore agroalimentare veneto

    LEGNARO –  4 febbraio 2015 

    Congiuntura 2014 agroalimentare veneto, Azzalin: “Preoccupa il calo degli occupati, servono azioni per garantire la tenuta del reddito degli imprenditori agricoli. Bene l’apertura dell’assessore Pan per una discussione in consiglio sul lattiero-caseario e sulla questione del latte in polvere nella produzione dei formaggi”

    “La contrazione in valore della produzione agricola veneta è un segnale preoccupante e se è pur vero che questa è causata da fattori meteorologici e dalla volatilità dei prezzi, è vero anche che bisogna mettere in campo tutti gli strumenti per garantire la tenuta del reddito degli agricoltori”. La sottolineatura, a margine della presentazione del “Rapporto 2014 sulla congiuntura del settore agroalimentare veneto”, presentato oggi a Legnaro da Veneto Agricoltura, arriva dal consigliere regionale del Pd Graziano Azzalin.

    “I dati di Eurostat sul reddito agricolo – sottolinea Azzalin – dimostrano come il calo generalizzato dei redditi dei lavoratori agricoli dell’1,7% nell’Europa a 28 abbia avuto un picco negativo proprio in Italia con un crollo dell’11%. A questo si somma un quadro regionale nel quale continua preoccupantemente a diminuire l’occupazione: dopo il pesante calo del 2013 anche il 2014 fa registrare un -3,9%, pari a circa 2mila lavoratori agricoli in meno, fra l’altro in controtendenza rispetto al dato del settore a livello nazionale”.

    Secondo il consigliere del Pd, infatti, il problema “non è soltanto nella contrazione del 3,6% del valore della produzione, a fronte di un aumento delle quantità del 2,7%, imputabile quindi al calo dei prezzi del 6%, ma anche nei mutamenti strutturali che stanno attraversando la nostra agricoltura, quali appunto una diminuzione degli occupati, una riduzione del numero delle aziende ed un continuo invecchiamento”.

    “Se per il ricambio generazionale – spiega Azzalin – sono già stati predisposte misure all’interno del prossimo Piano di sviluppo rurale, bisogna riuscire ad incidere anche sulla tenuta del reddito che è il primo vero motivo di riduzione dell’occupazione e di abbandono delle campagne, con tutto quello che ne consegue”.

    Fra i fattori positivi a livello veneto, in particolare l’exploit del vino, al quale si accompagnano però problemi sempre maggiori per quanto riguarda l’allevamento e l’intero settore lattiero-caseario. Trovo importante l’affermazione fatta dall’assessore all’Agricoltura Pan che ha aperto ad una discussione in consiglio sul tema e, in particolare, alla questione della caduta del divieto di utilizzo di latte in polvere per la produzione di formaggi. Credo che il tema sia tale da rendere necessario che tutte le forze politiche riversino il massimo impegno per la salvaguardia delle nostre produzioni”.

    Ulteriori dati sono reperibili sul sito di Veneto Agricoltura

  • SAN BELLINO SMART, AMMINISTRAZIONI E CITTADINI A CONFRONTO CON LE POLITICHE NAZIONALI

    Successo e partecipazione all’iniziativa promossa dal parlamentare Crivellari in collaborazione con l’amministrazione locale.

     Il successo dell’iniziativa promossa dall’on. Diego Crivellari in collaborazione con l’amministrazione comunale di San Bellino è stato decretato dalla numerosa partecipazione di cittadini ed amministratori locali. Erano presenti un nutrito gruppo di sindaci dei comuni alto polesani e della bassa padovana, consiglieri regionali veronesi e una importante presenza di giovani cittadini che assieme ai primi hanno partecipato attivamente al dibattito secondo lo spirito dell’iniziativa.
    Infatti, ad aprire la mattinata un breve workshop durante il quale amministratori e cittadini, a gruppi misti, si sono confrontati per mettere nero su bianco le domande o le problematiche legate alle pubbliche amministrazioni. Un confronto aperto, partecipato ed insolito per sindaci ed elettori che ha consentito di rivolgere ai due parlamentari l’on.Diego Crivellari ed il collega  on. Maino Marchi una serie di domande estremamente pertinenti, tecniche e che hanno toccato i vincoli e le criticità che oggi stanno vivendo i nostri Comuni.
    Tagli alle spese, agli investimenti, grovigli burocratici ed una legislazione in materia di bilancio estremamente complessa hanno fatto emergere come i piccoli, ma anche i più grandi Comuni si trovano quotidianamente a dover affrontare problemi di carenza di risorse, impossibilità di previsione e difficoltà ad organizzare il personale con l’ovvio risultato di erogare meno servizi ai cittadini e bloccare un possibile sviluppo dell’economia.
    I parlamentari del PD, impegnati su fronti diversi in quanto Crivellari in Commissione trasporti ed Infrastrutture mentre Marchi in Commissione Bilancio alla Camera de Deputati, hanno potuto assicurare che le politiche di riforma dell’attuale Governo dovranno passare sicuramente sulla ridefinizione dei rapporti con gli enti locali sia in termini dì fiscalità sia in termini di capacità di investimento e spesa. L’incontro come sottolineato dal sindaco di San Bellino, Aldo D’Achille, in continuità con le precedenti tappe del progetto Smart Politics, ha cercato in una forma nuova e più partecipata di dare avvio ad un dialogo fruttuoso tra amministratori, cittadinanza e Parlamento.
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