• #bentornataUnità – Lettera di Matteo Renzi agli iscritti del PD

    Roma 29 giugno 2015

    Martedì 30 giugno torna in edicola l’Unità. Una giornata storica in cui un monumento dell’informazione nazionale e la sua versione online unita.tv rappresenteranno “un’oasi di riflessione con grandi analisi e racconti del mondo”. Bonifazi: “Abbiamo mantenuto la promessa di riaprire l’Unità, oggi è un giorno di festa” – La lettera di Matteo Renzi agli iscritti PD

    “Per tanti quella di oggi è un giornata storica, oggi torna in edicola l’Unità, un monumento dell’informazione nazionale”. Così Erasmo D’Angelis, neo direttore de l’Unità, ha aperto la conferenza stampa di presentazione dello storico giornale fondato nel 1924, da domani di nuovo in edicola.
    “L’Unità torna con un giornale completamente rinnovato, forse unico nel panorama italiano. Un’oasi di riflessione con grandi analisi e racconti del mondo.
    Un racconto in positivo che non segue l’onda degli allarmi. Tra allarmi e paura, noi scegliamo di guardare alla speranza e al futuro per raccontare come sta cambiando l’Italia.
    Accanto all’edizione cartacea, l’Unità riparte anche con la sua versione online.
    Con 29 giornalisti assunti e 4 poligrafici, il ritorno dell’Unità è una bella risposta in questo momento di difficoltà per l’editoria in Italia”.

    “Il PD ha deciso veramente di metterci la faccia con il suo impegno societario pari al 20%. Abbiamo mantenuto la promessa di riaprire l’Unità e oggi è un giorno di festa”. Questo il commento di Francesco Bonifazi, tesoriere del Partito Democratico durante la conferenza stampa.

    “L’Unità seguirà la linea già intrapresa dal PD di non avere finanziamenti pubblici. Il progetto è ambizioso: 33 assunzioni a cui si aggiungono i redattori di unita.tv  dove sono confluiti i giornalisti di Youdem”.

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    La Lettera di Matteo Renzi agli iscritti del PD

    “Cari compagni e amici del PD,
    da domani l’Unità torna in edicola. Era un mio impegno personale, oggi è una promessa mantenuta.
    Ha poco senso oggi piangere sul latte versato (e sui tanti denari versati). Purtroppo le vicende del passato non si possono sistemare. Ma il futuro è nelle nostre mani. E allora abbiamo lavorato con passione – grazie innanzitutto al tesoriere del PD Francesco Bonifazi, alla proprietà, al direttore Erasmo d’Angelis – per riportare in edicola questa testata gloriosa. Per darle un futuro. Perché la nostalgia è un sentimento nobile, ma costruire la speranza è ancora più bello.
    Non sarà solo l’Unità cartacea. Ma anche il sito, la web-tv (Unità TV prende il posto di YouDem), le feste che già dallo scorso anno sono tornate a chiamarsi Festa dell’Unità. Abbiamo bisogno di un partito che rafforzi i suoi ideali ma anche la sua organizzazione. La discussione partito liquido-partito solido non ha senso: ormai la differenza è tra un partito organizzato bene e uno organizzato male. E noi dobbiamo migliorare a Roma, come in ciascuno dei circoli.
    Ho chiesto che l’Unità sia uno spazio di libertà, di confronto, di discussione. Che ci aiuti a raccontare l’Italia bella, quella che non si arrende, quella dei tantissimi circoli che fanno iniziative di livello, quella del volontariato e dell’associazionismo. L’Unità che vuol bene all’Italia.
    Vorrei che gli iscritti e i circoli la sentissero come loro patrimonio. Non solo dando una mano sia negli abbonamenti che nella diffusione alle feste. Ma anche partecipando. Scrivendo, commentando, criticando, proponendo.
    L’abbiamo riportata in edicola. Adesso tocca a tutti noi averne cura.
    Conto, come sempre, sul vostro impegno
    Grazie”
    Matteo

  • Lettera alla Regione, 100 milioni prelevati in modo improprio dalla sanità: «Rimediate o ricorreremo alla Corte Costituzionale»

    100 MILIONI DI TROPPO Roma alla Regione: bilancio da correggere.  Lettera alla Regione, 100 milioni prelevati in modo improprio dalla sanità: Rimediate o ricorreremo alla Corte Costituzionali.
    Cento milioni di troppo. Prelevati dal budget 2015 della sanità del Veneto e stanziati in due direzioni: a saldo degli interessi annuali sul mutuo contratto per ripianare il disavanzo delle Uiss (77 milioni) ; e a copertura di spese generiche sostenute dalle Province (23). Una scelta impropria, secondo Palazzo Chigi, che sollecita l’amministrazione di Luca Zaia a correggere l’errore attraverso una variazione della legge di bilancio; se cosi non sarà, informa una lettera inviata da Roma a Palazzo Balbi, la Presidenza del Consiglio impugnerà la manovra finanziaria davanti alla Corte Costituzionale, ritenendola lesiva del titolo V della Carta che regola l’esercizio concorrenziale dei poteri tra lo Stato e le autonomie locali.
    A curare l’istruttoria governativa è stato il ministero dell’Economia, che ha motivato la contestazione con due ordini di ragioni; in sintesi, addossare alla sanità gli oneri passivi del rifinanziamento di Ulss e Aziende ospedaliere è giudicato illegittimo a fronte della mancata ricapitalizzazione negli anni delle vacche grasse (quando cioè il Veneto poteva contare sull’addizionale sanitaria regionale Irperf, abolita da Giancarlo Galan nell’ultimo scorcio di mandato) che non può tradursi in una decurtazione delle risorse correnti attuali.
    Per ciò che riguarda invece le Province, pur riconoscendone la crisi di liquidità, lo stanziamento è ritenuto improprio tout court, trattandosi di finanziamenti destinati ad attività extrasanitarie.
    Il messaggio di Roma non è caduta nel vuoto. Su indicazione di Zaia, il capo dell’Avvocatura regionale Ezio Zanon ha interpellato nel merito i direttori generali del Bilancio (Mauro Trapani) e della Sanità (Domenico Mantoan) che hanno sostanzialmente riconosciuto il fondamento dell’obiezione. Cosi, lo stesso Zanon ha scritto a Palazzo Chigi assicurando che la variazione di bilancio richiesta sarà compiuta non appena la nuova Giunta (oggi la presentazione degli assessori al Consiglio) sarà insediata. Tant’è. Nonostante la tensione che da anni caratterizza i rapporti tra il Governo nazionale e quello del Veneto, il “preavviso” è apparso un atto di cortesia istituzionale, tale da consentire all’amministrazione Zaia di disinnescare preventivamente una “mina vagante”.
    Nell’ultima seduta del Consiglio dei ministri, infatti, la scelta è stata quella di limitare l’impugnazione ad una norma minore, quella che esonera auto e moto storiche dal pagamento del bollo, ritenuta incostituzionale perché viola la competenza esclusiva dello Stato in materia tributaria.
    LE CIFRE: 12,4 mld di euro è l’ammontare del bilancio di previsione della regione Vento per il 2015;  8,5 mld di euro sono il capitolo destinati alla Sanità, la fetta più consistente del bilancio; 100 mlm di euro vendono contesti ora dal Governo con una lettera inviata a Palazzo Balbi.
  • Un verdetto che non piace

    Il Presidente dell’assemblea provinciale del Pd di Rovigo spiega che la “Corte costituzionale non ha ritenuto, in sé, illegittimo il blocco degli stipendi del pubblico impiego, anzi ha ammesso che in circostanze di crisi che impongano sacrifici, questi abbiano ad essere spalmati anche con misure straordinarie di contenimento sulla spesa per il personale dipendente”


    Rovigo 25 giugno 2015 – “L’apparente strabismo col quale la Corte costituzionale ha dichiarato l’illegittimità del blocco degli stipendi dei dipendenti statali, ma senza dichiarare efficacia retroattiva, ha suscitato vari commenti ed interpretazioni, non esclusa quella per cui si vorrebbe che la Corte fosse stata influenzata da considerazioni politiche sul bilancio dello Stato”.

    Franco Modena, presidente dell’assemblea provinciale del Pd di Rovigo, in merito alla sentenza della Corte costituzionale ha dichiarato l’illegittimità del blocco degli stipendi dei dipendenti statali, che intende offrire la chiave corretta di quanto accaduto.

    “La Corte costituzionale non ha ritenuto, in sé, illegittimo il blocco degli stipendi del pubblico impiego, anzi ha ammesso che in circostanze di crisi che impongano sacrifici, questi abbiano ad essere spalmati anche con misure straordinarie di contenimento sulla spesa per il personale dipendente. – spiega – Quello che invece è apparso illegittimo agli occhi dei Magistrati della Corte, è che la misura, da eccezionale, sia diventata usuale: ecco allora che il protrarsi del blocco stipendiale è risultato illegittimo, perché modificatesi (dal 2009, quando il Governo Berlusconi ebbe a varare il blocco) le condizioni, non potendo, ‘quella’ emergenza finanziaria, giustificare all’attualità il permanere del blocco”.

    “In questo quadro, è quindi stata ritenuta giustificata (allora) la misura sacrificale per i dipendenti pubblici, ora però non può essere mantenuta. – continua Modena – Qual’è stato il momento in cui la protrazione ha denotato l’illegittimità della misura? La Corte Costituzionale non è autorizzata a fissare quel momento: cosicché ha adottato il criterio usuale, secondo il quale la sentenza di accertamento (la dichiarazione di illegittimità costituisce un accertamento di non conformità costituzionale) acquista esecutorietà al momento del deposito della sentenza inimpugnabile. Notazione prettamente ‘politica’: la Corte costituzionale ha, implicitamente, riconosciuto non sussistere più la pericolosità della situazione economica rispetto al 2009 berlusconiano”.

  • NO ALLE RONDE A ROSOLINA MARE

    Rosolina 25 giugno 2015 – Dopo l’appello pubblico alla ‘taglia’ contro il delinquente, dei giorni scorsi, ecco arrivare o riarrivare le nuove ronde. Apprendiamo della volontà di Forza nuova di organizzare una ‘ronda’ a Rosolina mare per il prossimo 26 giugno. Vogliamo essere chiari su questo punto: la nostra località non ha bisogno di ronde, non ha bisogno di iniziative demagogiche e di ‘sparate’ pubblicitarie che nascono evidentemente con l’unico obiettivo di guadagnare facili consensi e di far parlare di sé.

    Le amministrazioni locali e le forze dell’ordine sono le prime garanti dell’ordine pubblico e non possono rischiare di essere intralciate, nel loro operato, da questo tipo di iniziative, che già in passato hanno dimostrato tutta la loro inefficacia, lasciando trapelare obiettivi squisitamente politici e potenziali derive di carattere estremistico. Quale idea di sicurezza e quale idea di giustizia si celano dietro chi oggi torna a proporre con tanta insistenza le ronde? Quale risultato reale ci si prefigge? Siamo davvero convinti che simili idee possano far sentire più tranquilli i turisti e i cittadini della località balneare? Noi francamente crediamo di no.

    Segnaleremo anche al prefetto di Rovigo quanto sta per accadere a Rosolina: ciò che sta per accedere in una realtà turistica, che è anche una comunità democratica e antifascista, che da sempre si riconosce nei valori della Costituzione. Un luogo più sicuro e vivibile, un luogo più appetibile anche per i turisti non si costruisce inneggiando alla ‘caccia allo straniero’, né mettendo in piedi ronde di partito, che tra l’altro richiamano – in questo caso anche nelle insegne – periodi bui della nostra storia.

    on. Diego Crivellari

     

  • Ripartire con buoni progetti

    Questa sera 25  giugno e poi il 30 giugno con quella del direttivo provinciale si farà un esame del risultato elettorale. Una cosa è certa: Julik Zanellato non si dimetterà. Il segretario polesano dei democratici l’ha detto fin da subito che non sarebbe stato questo l’epilogo. «Non credo che il Pd a Rovigo si meriti di nuovo di andare a rinnovo dopo due anni di congresso. Ne va della sua stabilità». Il deputato Diego Crivellari e il consigliere regionale Graziano Azzalin, a caldo, hanno richiesto una riflessione profonda pur senza scadere nella caccia alle streghe. E su questo Zanellato è concorde: «Verrà aperto un confronto franco. Va affrontata una discussione seria sui numeri e sulle ragioni che hanno portato a questi risultati. Da lì secondo me il gruppo dirigente deve ripartire con un progetto a medio o lungo termine. Ci sono tutte le condizioni per ripartire e mettere in campo buoni progetti politici». Il segretario assicura che in Polesine, diversamente da quel che accade a Padova e a Venezia, non soffia un vento di tempesta: «C’è un’atmosfera serena. Detto questo è chiaro che nei prossimi giorni valuteremo il percorso da intraprendere. C’è la necessità di ricompattarsi e di avere una maggiore verve innovativa, nel senso che dobbiamo costruire nel medio e lun go periodo funzioni a tutti i livelli Serve un lavoro politico di qualit; che richiede un duro impegno nell’ai tività del Pd. Non credo che queste partito abbia bisogno di fare ur congresso. Se ci saranno le condizio ni per ripartire uniti, da parte mia c'( tutta la disponibilità a proseguire i mandato». Non si seguirà dunqut l’esempio del segretario regionale «De Menech ha ritenuto di dovei mettere sul tavolo le dimissioni. Ma i tal proposto è stato chiaro, si tratta d una situazione regionale che nor deve riflettersi nelle sedi locali. Nor ha senso farsi ancora la guerri all’interno. Credo sia più utile confrontarsi in maniera concreta seppur serena».
  • IL PD DOPO LE ELEZIONI – L’interessante riflessione di Alessandro Baschieri sul Corriere del Veneto

    23 giugno 

    Segnaliamo questo pezzo pubblicato dal caporedattore del Corriere del Veneto, Alessandro Baschieri, sul sito del giornaleL’autoflagellazione del Pd

     Insieme al sole, alla pioggia e alle tasse, l’autoflagellazione del Partito Democratico dopo ogni sconfitta elettorale è una delle grandi certezze della vita.  Anche questa volta ci siamo. Colpe. Dimissioni.  Fratelli coltelli. E l’immancabile “ripartiamo da zero”. L’esame del voto è un passaggio obbligato, specie quando ci sono risultati da tregenda, ma forse si sopravvaluta un po’ il ruolo delle strutture e degli apparati in ambito locale, ovvero la loro capacità di orientare il voto in un Comune, in una Provincia, in una Regione. Più restringi l’orizzonte territoriale e più cresce il peso del singolo candidato. E’ sempre stato così, ma mai come in questi anni.  Zaia il partito manco ce l’aveva alle ultime elezioni, era nelle mani di Tosi: tutto l’apparato, il consiglio, la sede, erano controllati dal suo avversario. La strategia l’ha decisa da solo, al massimo con un gruppetto di fidi consiglieri e magari (in realtà non ci scommetteremmo) con Salvini. E i grillini ce l’avevano un apparato? E il neo sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, alla prima esperienza politica? Della sua assenza ne ha fatto bandiera. Forse il partito che si è speso di più, alla fine, e stato proprio il Pd.

    A costo di essere tacciati di pessimismo cosmico, abbiamo anche qualche perplessità sulla cultura politica dell’elettore medio. Ovvero sulla sua conoscenza dei programmi (per altro: quante convergenze tra gli aspiranti governatori in queste ultime elezioni regionali, dalla sanità ai costi della politica, dalla sicurezza all’ambiente ), delle cose fatte e non fatte, dei risultati ottenuti.

    Tutto porterebbe quindi al confronto secco tra volti e candidati (in genere scelti dai partiti ma nel caso Pd attraverso le primarie), a ragionamenti su valore, appeal, capacità di penetrazione,  credibilità e forza che ciascun nome porta in dote. O meglio, quella che riesce a trasmettere. Qui di minuti ne servirebbero anche quattro, in due ci premeva sottolineare solo che  “Tutta colpa del partito e del suo segretario” è quantomeno una spiegazione superficiale. O di comodo.

  • Rifiuti, Zanellato contro Bergamin: “Telegramma plateale per nascondere la lotta alle poltrone”

    l segretario del Pd interviene sulla vicenda della fusione fra Ecoambiente e Consorzio Rsu stoppata dal nuovo sindaco del capoluogo: “Una decisione ‘Rovigocentrica’, presa senza confrontarsi con tutti i sindaci, incomprensibile l’appiattimento dell’assessore Simoni”, dice guardando ad Adria. Poi aggiunge che “la bonifica ed il riutilizzo della vecchia discarica di Taglietto 1, non rinviabili sul piano ambientale ed in linea con la programmazione regionale, sono la foglia di fico per nascondere altri interessi”

    Rovigo  20 giugno – Da ex direttore di una partecipata come Sodea, che nel 2013 è stata incorporata con fusione da Polesine Acque, debiti compresi, proprio come dovrebbe avvenire per Consorzio Rsu ed Ecoambiente, Julik Zanellato, attualmente segretario del Pd, parla con cognizione di causa ed interviene per criticare con durezza la scelta del nuovo primo cittadino di Rovigo di chiedere lo stop al “matrimonio”.

    “Il telegramma di questi giorni – spiega in una nota – inviato dal sindaco di Rovigo Bergamin al Consorzio Rsu e ad Ecoambiente, per sospendere il percorso di fusione fra le due realtà societarie, è senz’altro un ‘gesto teatrale’, di quelli che piacciono al grillino Ivaldo Vernelli, grande estimatore del neosindaco leghista. La teatralità, probabilmente ispirata da un’esigenza di visibilità politica, ha fatto a pugni con il rispetto delle istituzioni, mortificando il ruolo dei sindaci degli altri 49 Comuni polesani, che già nelle scorse settimane avevano responsabilmente deciso di attendere l’elezione del nuovo sindaco di Rovigo per rinnovare i cda in scadenza di Ecoambiente e Consorzio Rsu”.

    Secondo il segretario del Pd, “Bergamin, in qualità di presidente dell’assemblea dei soci del Consorzio Rsu,avrebbe infatti potuto indire una riunione con gli altri sindaci per approfondire la tematica dell’integrazione fra il ramo ‘industriale’ del Consorzio (proprietario degli impianti del ciclo dei rifiuti polesano) ed Ecoambiente, gestore del servizio di raccolta e trasporto dei rifiuti, necessaria per pervenire ad una nuova compagine societaria che sia in grado di gestire tutto il ciclo dei rifiuti, come richiesto dalla legge”.

    Forse, aggiunge ancora Zanellato, “se avesse chiesto consiglio al sindaco di Stienta Corazzari, commissario provinciale della Lega Nord, Bergamin si sarebbe anche reso conto della generale condivisione fra i sindaci polesani sui percorsi avviati, che in tempi brevi dovranno portare pure alla nascita della nuova autorità d’ambito in materia di rifiuti, il cosiddetto Consiglio di Bacino”.

    L’accusa che arriva dal segretario del Pd è, dunque quella di aver agito senza aver consultato tutti gli altri sindaci. In realtà, l’uscita polemica di Bergamin era stata dettata, proprio per esplicita dichiarazione del sindaco rodigino, da operazioni che erano state compiute proprio pochi giorni prima che il capoluogo avesse il suo nuovo primo cittadino.

    Temo che dietro al ‘gesto teatrale’ di Bergamin – è invece la lettura che ne dà Zanellato – ci sia una volontà politica ‘Rovigocentrica’ o peggio ancora isolazionistica, tesa a contrastare qualsiasi ipotesi di riequilibrio dell’assetto societario di Ecoambiente, che per effetto dell’incorporazione del ramo ‘industriale’ del Consorzio Rsu vedrebbe sicuramente ridimensionato il peso del capoluogo a vantaggio degli altri Comuni della provincia”.

    Ecco, allora, che Zanellato da adriese guarda anche “in casa” dove, non a caso, il prossimo anno si terranno le elezioni per il rinnovo dell’amministrazione e non è da escludere che l’attuale segretario del Pd abbia fatto un pensierino a correre come sindaco. Secondo alcune letture maliziose sarebbe proprio questo il motivo per cui ha spinto Gino Spinello ad immolarsi sull’altare delle elezioni regionali: vincente o perdente, gli avrebbe in ogni caso lasciato il campo libero nella città etrusca.

    Detto della mossa a suo avviso “Rovigocentrica” del sindaco di Rovigo, Zanellato spiega che in questa ottica “appare incomprensibile l’appiattimento dell’assessore adriese Simoni sulla posizione di Bergamin, anche se in effetti gli attuali amministratori del Comune di Adria non si sono mai distinti in questi anni per la capacità politica di esprimere proposte autonome ed autorevoli in grado di far riconquistare alla seconda città della provincia il ruolo che meriterebbe”.

    “Il dato vero – rimarca Zanellato tirando in ballo senza citarlo direttamente l’ex assessore Matteo Zangrolami – è che all’interno del centrodestra polesano, che tre anni fa si vantava di aver asfaltato i rappresentanti del centrosinistra nell’ambito della gestione del ciclo dei rifiuti, da troppi mesi si sta consumando uno scontro di potere feroce che ha di fatto ingessato una società importante come Ecoambiente, con pesanti ricadute negative sull’efficienza dei servizi erogati ai Comuni e ai cittadini; la stessa difficile posizione finanziaria della società è causata da uno scollamento non più sopportabile fra il management di Ecoambiente e la maggior parte dei sindaci dei 50 Comuni polesani”.

    Per Zanellato, “la bonifica ed il riutilizzo della vecchia discarica di Taglietto 1, non rinviabili sul piano ambientale ed in linea con la programmazione regionale (deliberata da Zaia)”, sono dunque a suo avviso imprescindibili, anche se a ben guardare bonifica ed ampliamento siano due piani diversi e non inscindibili come i vertici del Consorzio Rsu vanno dicendo, tanto che inizialmente il progetto non prevedeva una tale volumetria da destinare ai nuovi rifiuti. Ormai, tuttavia, non ci sarebbero alternative.

    “Siccome però prima o dopo tutti i nodi vengono al pettine – spiega infatti Zanellato – non possiamo sempre attenderci che siano gli altri a toglierci le castagne dal fuoco: Zaia e la Regione non potranno concederci per molto altro tempo l’autorizzazione a portare i nostri rifiuti alla discarica di Sant’Urbano derogando dalla necessità di pretrattarli, così come prima di arrivare a riciclare i rifiuti in maniera integrale dovremo continuare ancora per qualche anno ad utilizzare siti di smaltimento in totale sicurezza ambientale, come la Taglietto 1 bonificata di Villadose”.

    La battaglia contro la discarica è, dunque, a detta del segretario Pd “la classica ‘foglia di fico’, dietro la quale Bergamin, Avezzù e Simoni vorrebbero nascondere l’incapacità di decidere di un centrodestra locale più interessato alle poltrone che a dare risposte serie e praticabili alle esigenze della comunità”.

    “Al Polesine – conclude Julik Zanellato – conviene attuare la programmazione regionale sulla gestione dei rifiuti solidi urbani, chiedendo contestualmente a Zaia e alla Regione il definitivo blocco della realizzazione della discarica per amianto di Bergantino e l’impegno a non permettere la collocazione nel nostro territorio di qualsiasi altro impianto per trattamento di rifiuti pericolosi”.

  • Pd in lutto per la morte di Lucio Tessarin Coordinatore del Circolo di Porto Viro

    PORTO VIRO 23 giugno 2015

    Il ricordo della figlia Marialaura Tessarin, del sindaco di Porto Viro Thomas Giacon, dell’onorevole Diego Crivellari, dell’esponente del Partito democratico Francesco Bianco e di Graziano Azzalin

    E’ morto all’ospedale di Adria a mezzanotte ed un quarto del 23 giugno Lauro Tessarin, segretario pro tempore del Partito democratico locale e padre dell’assessore alla cultura Marialaura Tessarin. Originario di Taglio di Donada, Lauro “Quacio” (soprannome attribuito alla sua famiglia, fin dal nonno) è venuto a mancare ai suoi cari nel giro di pochi mesi a seguito di un male incurabile. Il prossimo 11 luglio avrebbe compiuto 66 anni.

    Poche ma significative le parole della figlia Marialaura: “A mio padre devo tutto. Ha dedicato tutta la sua vita per la mia felicità, e mi ha insegnato che la vera cultura è amare e aiutare gli altri”.

    Lo consideravo quasi come un padre – racconta di lui il sindaco Giacon – sia perché aveva la stessa età di mio padre, sia per i consigli che sempre si prodigava a darmi. Fu proprio lui a lanciarmi come segretario del Pd locale nel 2011, ma già dal 2010, era certo che avremo vinto le elezioni del 2014”. Tessarin, prima della pensione, aveva lavorato all’ufficio delle entrate di Adria e nel settore ittico. “Ho cominciato a conoscerlo bene dal 2009 – continua il primo cittadino – momento in cui ho intrapreso la mia carriera politica con Gabriele Mariotto e la figlia Marialaura Tessarin. Quando sono stato eletto sindaco, Lauro cominciò a ricoprire il ruolo come segretario del partito. Una delle frasi che mi diceva sempre era ‘Le persone oneste, nella vita, saranno sempre premiate”.

    Gli amici lo ricordano come una persona apparentemente riservata e un po’ misteriosa, ma di buon cuore, perché si prodigava e si batteva sempre per le persone in difficoltà. La sua vita era stata contraddistinta da due gravi lutti familiari. Due eventi che lo avevano segnato profondamente, ma nello stesso tempo era riuscito a trovare le sue ragioni di vita nella figlia Marialaura e nella moglie.

    “Era una persona determinata e convinta nel portare a casa i risultati importanti – aggiunge ancora Giacon – perché credeva nelle persone, verso le quali aveva stima e fiducia e quindi meritevoli di avere dei risultati. E per questo era ben voluto anche dalle altre parti politiche”. I funerali del 65enne segretario del Pd locale, si svolgeranno giovedì 25 giugno. Il corteo funebre partirà dalla camera mortuaria dell’ospedale di Adria, verso le 15.30, per giungere alle 16 nella chiesa Scalon, dove amici e parenti, potranno salutarlo per l’ultima volta. Dopo il funerale, la salma verrà tumulata nella cappella di famiglia nel cimitero di Contarina.

    A poche ore dalla fatto arrivano i commenti di cordoglio da alcuni esponenti del partito democratico a partire dall’onorevole Diego Crivellari: “Esprimo il mio profondo cordoglio per la scomparsa di Lauro Tessarin, segretario del Pd portovirese, ma soprattutto persona perbene, uomo di dialogo, risorsa della sua comunità, che anche in questi mesi difficili è rimasto per noi punto di riferimento e ha sempre saputo dimostrare il proprio attaccamento al partito e alla sua gente. Un pensiero particolare va, in queste ore, a Marialaura e alla famiglia: vi siamo vicini e cercheremo, insieme a voi, di onorare e trasmettere la memoria di Lauro e il senso del suo impegno umano e civile”.

    “Vorrei ricordare Lauro Tessarin come una persona che ha saputo ‘domare’ il mio carattere ‘politico’ spesso esuberante ma diretto alle questioni che contano. – scrive invece Francesco Bianco, esponente del Pd –  Lo voglio ricordare con la sua ultima frase a me diretta: ‘vedi Francesco, la politica al giorno d’oggi cambia ogni tre mesi’. Si, è proprio vero, caro Lauro. La politica cambia ma il mio ricordo per la tua persona no. Perché la politica è una questione che deve rimanere al di fuori delle simpatie, amicizie e soprattutto al di fuori della stima. Eri un vero politico e conoscevi benissimo la realtà dei tuoi concittadini”.

    “Lauro era prima di tutto un amico, una di quelle persone sulle quali sai di poter sempre contare. – afferma Graziano Azzalin – Era un punto di riferimento importante, con la sua burbera ironia ed una lucidità di analisi che non gli è mai mancata. Una figura importante la cui scomparsa lascia un vuoto enorme in tutti quanti hanno avuto la fortuna di conoscerlo. Anche dal punto di vista politico ha avuto la forza e la capacità di assumersi la non facile responsabilità di ricostruire il Partito democratico a Porto Viro in una situazione non facile. Il suo senso del dovere e la voglia di impegnarsi per il bene comune erano una bussola che ha segnato la strada di tanti che hanno camminato al suo fianco”.

     

  • ARMI AI VIGILI URBANI, CRIVELLARI: LA POLITICA DELLO SCERIFFO E’ UNA VERGOGNA

    Il parlamentare polesano del PD boccia l’idea del neo eletto sindaco leghista di Rovigo di armare la polizia locale: aumenterebbero i fattori di rischio per gli agenti.

    ROMA 23/06/2015 – <Armare qualcuno non è mai stata una soluzione vincente. La strumentalizzazione della sicurezza a fini di propaganda elettorale è sempre mal sopportata, ma oggi difronte a scelte amministrative che chiedono serietà giocare con la sensibilità dei cittadini mi sembra vergognoso>. L’on. Diego Crivellari interviene dopo l’annuncio del neo sindaco di Rovigo di armare i vigili urbani per garantire sicurezza in città a Rovigo. <Pensare che con l’armamento della Polizia Locale – ha continuato Crivellari – si ottiene maggior sicurezza è da tempo, alla luce dei fatti, una scelta sbagliata e puramente propagandistica. Si confondono persino i ruoli: al Vigile urbano non è demandata la sicurezza pubblica, che spetta ad altre forze dell’ordine, e per questo l’adozione di un’arma dovrebbe essere intesa come strumento per la propria difesa nell’esercizio del suo lavoro. E’ risaputo e persino sigle sindacali nazionali sostengono che l’armamento aumenta i fattori di rischio per gli agenti della polizia municipale, ai quali ribadisco non spetta specificatamente la funzione di assicurare la sicurezza pubblica. Ci sono altri mezzi decisamente meno “cruenti” per garantire sicurezza ai propri cittadini. Non è con l’idea dello “sceriffo” che si risolve il delicatissimo problema della sensazione, oggi molto diffusa, di abbandono ed insicurezza che la popolazione vive nelle nostre città, Rovigo compresa. Penso che una miglior organizzazione del personale ed un maggior presidio del territorio, in coordinamento con le forze dell’ordine e di pubblica sicurezza, sono i primi passi che un amministratore dovrebbe fare. Questo seguito dal recupero del degrado urbano per arrivare alla garanzia di un efficiente servizio di trasporto pubblico. La sicurezza – ha concluso Crivellari – la si ottiene sommando diversi fattori spesso lontani fra di loro, ma che riguardano da vicino i servizi e le risposte quotidiane che un Comune offre ai sui cittadini>.

  • Roger De Menech analizza le ragioni della sconfitta elettorale

    Padova – Il segretario regionale del Partito democratico Roger De Menech si è assunto oggi pomeriggio le responsabilità della pesante sconfitta elettorale ma non ha presentato le dimissioni, come preannunciato. Nella riunione della segreteria regionale, allargata ai segretari provinciali, il deputato bellunese ha analizzato profondamente le ragioni della debacle di Alessandra Moretti nei confronti dell’irraggiungibile Luca Zaia, proponendo soluzioni per provare ad allestire un progetto in grado di contrastare e presentarsi competitivi tra cinque anni.

    “Un partito serio fa così – commenta il segretario provinciale del Pd Julik Zanellato – non sarebbe stato utile rimanere senza segretario e sarebbe stato ingeneroso nei suoi confronti. Ho ascoltato un’analisi molto chiara e coraggiosa, ci vuole un progetto di medio – lungo termine per arrivare a sconfiggere il centrodestra. Da parte di De Menech e Alessandra Moretti partirà un tour di confronto sull’esito, per raccogliere indicazioni e umori. Metteremo in campo una proposta politica concreta. Ho rimarcato che a tutti i livelli di partito, coinvolgendo sindaci e amministratori, è necessario fare squadra. Governiamo bene in molti comuni del Veneto, dobbiamo mettere in campo un’idea alternativa alla Lega sui temi concreti, dimostrando che Pd e centrosinistra sa legare attraverso buoni amministratori”.

    Non sarebbe stato opportuno – chiosa Julik Zanellato – spaccare il partito veneto a pochi giorni dai ballottaggi. Mi domando solo perché il Pd solo l’anno scorso è stato votato dal 37% dei veneti e adesso è tornato a dare consensi a Zaia”. Un problema di organizzazione, forse, un qualche responsabile ci sarà.